sabato 27 novembre 2010

COMMEMORAZIONE ASCENSIONE DI 'ABDU'L-BAHA


ASCENSIONE DI 'ABDU'L-BAHA -
Haifa, Israele - Funerale di 'Abdu'l-Baha


Il 28 novembre all'1:00 del mattino, i membri della Fede Bahá'í in tutto il mondo commemorano il trapasso di 'Abdu'l-Bahá, figlio maggiore di Bahá'u'lláh.
Era nato il 23 maggio 1844 a Teheran e si chiamava`Abbas.Ma il nome che egli ha preferito per sè era 'Abdu'l-Bahá' che significa 'Servo della Gloria'.
Fin da piccolo ha accompagnato suo Padre in esilio ed era stato prigioniero per la maggior parte della sua vita.Nel 1908, a seguito della rivoluzione turca, tutti i politici e religiosi prigionieri dell'impero ottomano tra cui 'Abdu'l-Bahá sono stati liberati.Nel 1911 e 1912 ha viaggiato in Europa e Nord America per diffondere gli insegnamenti del padre concernente la venuta di un nuovo giorno e l'unità di tutti gli uomini. Egli è stato nominato Sir dalla Regina Vittoria per i suoi servizi umanitari e per aver dedicato la sua vita per la cura dei malati e dei bisognosi.
Prima della Sua scomparsa, Bahá'u'lláh, nel 1892, ha nominato 'Abdu'l-Bahá come il Centro del Patto e l'unico interprete dei Suoi Scritti. Abdu'l-Bahá è morto nella sua casa a Haifa (nella foto) il giorno 28 Novembre 1921 all'età di 77 anni.
Più di 10.000 persone, rappresentanti di ogni classe, razza e religione in Palestina hanno partecipato al suo funerale.
Estratti di alcuni degli interventi al suo funerale da parte dei vari leader religiosi possono essere letti in questo sito:
La promessa di tutte le ere:
http://www.thepromiseofallages.com/indexflash.html

'Abdu'l-Baha's


Alcuni degli scritti di 'Abdu'l-Bahá sono disponibili qui:
http://info.bahai.org/article-1-5-0-3

http://www.bahai.us/two-holy-days

Papa Benedetto XVI incontra il 13/1 capi religiosi Israele

Papa Benedetto XVI incontra il 13/1 capi religiosi IsraeleNel Consiglio tra gli altri rappresentanti ebrei, copti, islamici,Bahà’ì
Roma, 26 nov. (Apcom) - Il prossimo 13 gennaio Benedetto XVI incontrerà in Vaticano, il Consiglio dei Capi Religiosi e delle Denominazioni Religiose in Israele. E' quanto si legge in un comunicato del portavoce del ministero degli Affari Esteri israeliano che dà notizia della conferenza annuale dei capi religiosi in Israele, tenutasi ieri presso il Centro Internazionale, Domus Galilaeae, vicino al Monte delle Beatitudini nella Bassa Galilea.
Il tema del quarto convegno del Consiglio è stato: "Libertà di religione e di culto in Israele". "La conferenza di quest'anno - si legge nella nota - è particolarmente significativa considerando anche che i membri del Consiglio incontreranno Papa il 13 gennaio 2011. Questo storico incontro riflette l'atteggiamento positivo del Vaticano e del Papa nei confronti del forum e l'importanza che esso riveste nella conduzione del dialogo e nella gestione delle relazioni tra le varie comunità religiose presenti in Israele". Durante l'incontro è stato proiettato il film "Faith" (Fede), che tratta della libertà religiosa in Israele, seguito da una discussione sul ruolo dei leader religiosi. Il Consiglio comprende i capi delle Chiese, i rabbini capo di Israele, il capo della comunità druza, il capo della Corte d'Appello islamica, e alcuni rappresentanti delle comunità: Bahà’i, Ahmadiyya, Samaritani, Copti, Etiopi e Assiri.

martedì 23 novembre 2010

Tre iraniani Baha'i oggi iniziano il loro quarto anno di prigionia


Nonostante le prove schiaccianti che non hanno mai commesso un reato, tre iraniani Baha'i oggi iniziano il loro quarto anno di prigionia. Le due donne, Haleh Rouhi e Raha Sabet - e il signor Sasan Taqva - sono stati arrestati nel maggio 2006, insieme ad altri 51 bahá'í e un certo numero di amici musulmani, per la loro partecipazione ad un programma di istruzione per i bambini disagiati e dintorni la città di ...

giovedì 11 novembre 2010

12 novembre 2010, Anniversario della nascita di Bahà’ù’llàh.

La figura di Baha’ù’llàh.

di Filippo Angileri

12 novembre 2010. Anniversario della nascita di Bahà’ù’llàh.


Bahá’u’lláh, il Cui nome in arabo significa "La Gloria di Dio", nacque il 12 novembre 1817 a Teheran. Figlio di un facoltoso ministro, Mirzá Buzurg-i-Nurí, ebbe il nome di Husayn-’Alí e la Sua famiglia poteva vantare ascendenze fino alle grandi dinastie del passato imperiale dell’Iran. Giovane, Bahá’u’lláh, condusse una vita principesca, ricevendo un’educazione rivolta essenzialmente all’equitazione, scherma, arte calligrafica e poesia classica.

Nell’ottobre 1835, Bahá’u’lláh prese in moglie ’Asíyih Khánum, figlia di un altro nobile. Ebbero tre figli, un maschio, ’Abdu’l-Bahá, nato nel 1844, una figlia, Bahíyyih, nata nel 1846 ed un altro maschio, Mihdí, nato nel 1848.

Bahá’u’lláh rinunciò alla carriera ministeriale a Lui aperta nel governo e scelse, invece, di devolvere le Sue energie ad azioni filantropiche che Gli valsero, fin dei primi anni quaranta, l’appellativo di "Padre dei Poveri". Questa esistenza privilegiata finì bruscamente dopo il 1844, quando divenne uno dei principali sostenitori del movimento Bábí.

Il movimento Bábí, precursore della Fede Bahá’í, si diffuse in Iran come un turbine e provocò dalla classe clericale una intensa persecuzione. Dopo l’esecuzione capitale del suo Fondatore, il Báb, Bahá’u’lláh fu arrestato e portato a piedi ed incatenato, a Teheran. Membri influenti della corte e del clero richiesero la Sua condanna a morte.

Bahá’u’lláh, comunque, fu protetto sia dalla Sua reputazione personale e dal rango della famiglia, sia dalle proteste delle ambasciate occidentali.

Fu perciò gettato nel famoso "Buco Nero", in persiano il Siyah-Chal. Le autorità speravano così di provocarne la morte. Al contrario, la segreta divenne il luogo di nascita di una nuova rivelazione religiosa.



Bahá’u’lláh passò in prigione quattro mesi, durante i quali meditò sulla grandezza della Sua missione. "Non ero che un uomo come gli altri, addormentato nel Mio letto, quand’ecco le brezze del Gloriosissimo furono alitate su di Me, e Mi insegnarono la sapienza di tutto ciò che è stato" scrisse più tardi. "Questo non proviene da Me, ma da Uno Che è Onnipotente e Onnisciente. Ed Egli mi ingiunse di levare la voce fra terra e cielo..."

L’Esilio

Dopo il rilascio, Bahá’u’lláh fu bandito dalla Sua terra natale e iniziò quarant’anni di esilio, prigionia e persecuzioni. Prima fu inviato nella vicina Baghdad e, dopo circa un anno, partì per le selvagge montagne del Kurdistan, dove visse completamente solo per circa due anni. Trascorse il tempo meditando sulle implicazioni del compito a cui era stato chiamato. Questo periodo ricorda il ritiro adottato dai Fondatori delle altre grandi religioni mondiali, le peregrinazioni del Buddha, i quaranta giorni e le quaranta notti che il Cristo passò nel deserto, e l’appartarsi di Maometto nella caverna sul monte Hira.

Nel 1856, a seguito della pressante richiesta dei Bábí esiliati, Bahá’u’lláh ritornò a Baghdad. Sotto la Sua rinnovata guida, la statura della comunità bábí crebbe e la reputazione di Bahá’u’lláh quale capo spirituale si diffuse per tutta la città. Temendo che il Suo successo potesse riaccendere la fiamma del movimento in Iran, il governo dello Scià fece pressioni ed ottenne che le autorità ottomane lo esiliassero in un luogo più remoto.

Nell’aprile 1863, prima di lasciare Baghdad, Bahá’u’lláh ed i Suoi seguaci, dal 21 aprile al 2 maggio, si accamparono in un giardino sulle rive del Tigri, dove rese noto ai bábí in Sua compagnia ch’Egli era il Promesso preannunciato dal Báb e da tutte le sacre scritture del mondo.

Il Giardino fu conosciuto col nome di "Ridván" che in arabo significa Paradiso. L’anniversario di quei dodici giorni è celebrato nel mondo bahá’í col nome di festa di Ridván, che è quella più gioiosa.

Il 13 maggio 1863 Bahá’u’lláh partì da Baghdad per Costantinopoli, la capitale dell’impero, accompagnato dalla Sua famiglia e da amici prescelti. Era divenuto un personaggio amato e molto popolare. Testimoni oculari hanno descritto la Sua partenza con parole assai commosse, mettendo in risalto le lacrime di molti spettatori e i tributi riconosciutiGli dalle autorità.



Dopo aver trascorso quattro mesi a Costantinopoli, Bahá’u’lláh fu inviato, virtualmente prigioniero, ad Adrianopoli (l’attuale Edirne), ove giunse il 2 dicembre 1863. Durante i cinque anni che vi trascorse, la Sua fama continuò a crescere, attraendo l’intenso interesse di studiosi, ufficiali governativi e diplomatici.

Dal settembre 1867, Bahá’u’lláh scrisse una serie di lettere ai capi del mondo della Sua epoca, indirizzandole, tra gli altri, all’Imperatore Napoleone III, alla Regina Vittoria, al Kaiser Guglielmo I, allo Zar Alessandro II di Russia, all’Imperatore Francesco Giuseppe, al Papa Pio IX, al Sultano Abdul-Aziz e al regnante di Persia, Nasirid-Din Shah ed in esse dichiarò apertamente il Suo rango e proclamò l’albeggiare di una nuova epoca.

Prima di tutto avvertì che vi sarebbero stati rivolgimenti catastrofici nell’ordine politico e sociale del mondo. Per favorire il cambiamento dell’umanità, esortò i capi della Terra a perseguire la giustizia, levò un appello perché facessero sforzi collettivi per il disarmo e li invitò a riunirsi per formare una specie di federazione di nazioni. Soltanto agendo collettivamente contro la guerra, disse, si sarebbe potuta raggiungere una pace durevole.

Le continue agitazioni degli oppositori fecero sì che il governo turco inviasse gli esiliati ad Akká, colonia penale nella Palestina Ottomana. Akká era la fine del mondo, l’ultima destinazione per i peggiori assassini, ladri incalliti e politici dissidenti. Città circondata da mura, con strade fetide e cose cadenti, non aveva alcuna sorgente d’acqua fresca e l’aria, nella tradizione popolare, era considerata così impura che un uccello volandovi sopra, sarebbe caduto morto.

Bahá’u’lláh e la Sua famiglia arrivarono in questo luogo, ultima tappa del Loro esilio, il 31 agosto 1868. Egli avrebbe trascorso il resto della Sua vita, altri ventiquattro anni, ad Akká e dintorni. Dapprima furono confinati in alcune celle della caserma e più tardi, Bahá’u’lláh ed i Suoi compagni, furono trasferiti in una casa diroccata all’interno delle mura cittadine. Gli esiliati, dipinti come eretici pericolosi, dovettero fronteggiare l’animosità degli altri cittadini e perfino i bambini, quando si avventurarono fuori, erano scherniti e presi a sassate.

Col passare del tempo, comunque, lo spirito degli insegnamenti di Bahá’u’lláh sopraffece sia la bigotteria che l’indifferenza finché molte autorità civili e religiose della città, dopo aver esaminato i principi della Fede, divennero devoti ammiratori. Come a Baghdad e ad Adrianopoli, la statura morale di Bahá’u’lláh si guadagnò rispetto, ammirazione e perfino autorità sulla comunità cittadina.

Ad Akká fu scritta l’opera più importante di Bahá’u’lláh. Conosciuta tra i bahá’í con il suo titolo in persiano, il Kitab-i-Aqdas (Il Libro Santissimo), traccia le leggi essenziali ed i principi che i Suoi seguaci devono seguire e pone le basi per l’amministrazione bahá’í.).

Nei tardi anni ’70, fu riconosciuta a Bahá’u’lláh la libertà di spostarsi al di fuori delle mura cittadine e i Suoi seguaci furono in grado di incontrarLo in relativa pace e tranquillità. Stabilì la Sua residenza in una villa abbandonata e fu in grado di dedicarSi ulteriormente allo scrivere.

Morì il 29 maggio 1892. I Suoi resti mortali furono messi a riposare in una stanza con giardino adiacente alla villa restaurata, oggi conosciuta come Bahjí. Questo luogo, è per i bahá’í, il luogo più sacro della terra.

sabato 21 agosto 2010

Proteste internazionali per la condanna dei dirigenti baha’i


GINEVRA, 11 agosto (BWNS) – La notizia che i sette dirigenti iraniani baha’i sono stati condannati a vent’anni di prigione è stata accolta con riprovazione da governi e organizzazioni per i diritti umani.
L’Australia, il Canada, la Francia, la Germania e il Presidente del Parlamento europeo hanno espresso forte preoccupazione.
Hanno chiesto che i prigionieri siano rilasciati su cauzione, che la sentenza sia annullata e che l’Iran dimostri che il processo è stato equo e conforme agli standard internazionali.
Il Ministro degli esteri canadese, Lawrence Cannon, ha detto che il suo paese è stato «molto turbato» dalle sentenze che sono state «comminate senza un verdetto scritto o un equo processo». Ha raccomandato all’Iran di concedere ai prigionieri la libertà su cauzione.

La Germania ha detto che il processo è stato una sconfitta per tutti coloro che sono impegnati nella promozione della dignità umana e dei diritti umani in Iran».
Markus Loning, commissario per i diritti umani e gli aiuti umanitari del Ministero degli esteri tedesco, ha detto che l’Iran deve annullare la sentenza e «assicurare che il procedimento giudiziario sia equo e trasparente».
«Ci sono grandi dubbi sul fatto che il processo abbia rispettato i fondamentali diritti legali», ha detto.
La Francia ha espresso la propria «costernazione» per la condanna a vent’anni.
Durante una conferenza stampa, Christine Fages, portavoce del Ministero degli esteri francese, ha detto che le autorità iraniane devono smettere di perseguitare i baha’i e altre minoranze religiose e «rispettare la libertà di religione e di coscienza definita dal Patto internazionale sui diritti civili e politici che l’Iran ha liberamente sottoscritto».
Anche l’Australia ha espresso grande preoccupazione per le sentenze. «Continuiamo a chiedere all’Iran di assicurare che tutti i processi siano equi e trasparenti e condotti secondo gli obblighi internazionali dell’Iran», ha detto un portavoce del Dipartimento degli affari esteri e del commercio del governo au-straliano.
In una dichiarazione di oggi il Presidente del Parlamento europeo, Jerzy Buzek, ha detto che le sentenze sono «un segnale sconvolgente e una grandissima delusione per tutti coloro che hanno sperato in un miglioramento della situazione dei diritti umani in Iran».
«L’Iran si è impegnata di attenersi agli standard internazionali e questo comprende anche il rispetto e la protezione della libertà di religione», ha detto.
Anche molte organizzazioni internazionali per i diritti umani si sono unite al coro di proteste contro le sentenze.
L’International Campaign for Human Rights in Iran ha detto che la condanna dei dirigenti baha’i è una condanna a sfondo politico «discriminatoria, ingiusta e illegale sia per le leggi iraniane sia per quelle internazionali».
«Sono stati condannati unicamente perché sono baha’i e pertanto la loro incarcerazione indica una politica oppressiva contro la Fede baha’i e i suoi membri», ha detto Aaron Rhodes, portavoce della Campaign.
Amnesty International ha definito i dirigenti baha’i «prigionieri di coscienza incarcerati solo per le loro credenze e per le loro attività pacifiche per la minoranza baha’i perseguitata».
«I sette sono stati trattenuti in carcere per molti mesi senza alcuna accusa e poi sono stati sottoposti a un processo farsa. Devono essere immediatamente rilasciati», ha detto Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettore di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord.
L’International Federation for Human Rights (FIDH) e l’Iranian League for the Defence of Human Rights (LDDHI) hanno chiesto al governo iraniano di «agire nel rispetto della Dichiarazione universale dei diritti umani e degli strumenti del sistema internazionale dei diritti umani ratificati dalla Repubblica Islamica dell’Iran».
Human Rights Watch ha chiesto alla magistratura iraniana di liberare immediatamente i sette «dato che contro di loro non è stata mai presentata alcuna prova e dato che essi non hanno avuto un processo equo e pubblico».
«Sono passati oltre due anni e le autorità iraniane non hanno presentato nessuna prova che giustifichi in qualunque modo la detenzione dei sette dirigenti baha’i e tantomeno la loro condanna a vent’anni di prigione», ha detto Joe Stork, vice direttore della divisione medio-orientale di Human Rights Watch.
L’Iran dovrebbe prendere provvedimenti concreti che dimostrano che intende proteggere i fondamentali diritti umani dei baha’i, ha dichiarato il signor Stork.
«L’immediata e incondizionata liberazione dei sette dirigenti baha’i sarebbe un buon inizio», ha detto.
Diane Ala’i, rappresentante baha’i presso le Nazioni Unite a Ginevra, ha detto che la Baha’i International Community apprezza moltissimo il sostegno dei governi e delle organizzazioni per i diritti umani.
«Queste dichiarazioni dimostrano che molte persone di tutte le razze e di tutte le religioni in tutto il mondo vogliono che in Iran sia fatta giustizia, non solo per i baha’i ma anche per tutti i cittadini sottoposti a gravi violazioni dei diritti umani», ha dichiarato la signora Ala’i.
«Per quantro tempo ancora le autorità iraniane rimarranno sorde a queste richieste?», ha detto.

mercoledì 18 agosto 2010

pene severe sono una sentenza contro un'intera comunità religiosa che promuove il benessere dell'umanità tutta


pene severe sono una sentenza contro un'intera comunità religiosa


NEW YORK, 15 agosto (BWNS) - Le condanne al carcere duro tramandato sette leader Baha'i iraniani che sono assolutamente innocente di ogni accusa è una sentenza contro un'intera comunità religiosa, la Comunità Internazionale Baha'i ha detto oggi.

Il premio Nobel Shirin Ebadi, la cui difensori dei diritti umani Centro Baha'i rappresentati i convenuti, si è detta "sbalordita" dai termini riportati in prigione 20 anni.

"Ho letto le loro pagine fascicolo per pagina e non ha trovato nulla provare le accuse, né ho trovato nessun documento che possa provare le richieste del pubblico ministero", ha detto la signora Ebadi in un'intervista televisiva, in onda l'8 agosto dalla servizio in lingua persiana della BBC.

La frase palesemente ingiusta ha provocato veementi proteste da parte dei governi di tutto il mondo - tra cui Australia, Canada, Francia, Germania, Paesi Bassi, Regno Unito e gli Stati Uniti, l'Unione europea e il presidente del Parlamento europeo si sono uniti al coro di condanna, lungo con numerose organizzazioni per i diritti umani - tra cui Amnesty International, Human Rights Watch e FIDH - così come altri gruppi, e di innumerevoli persone.

"Le accuse inventate, e la totale mancanza di prove credibili nei confronti di questi sette prigionieri, riflette le false accuse e la disinformazione che il regime iraniano ha usato per denigrare e diffamare una tranquilla comunità religiosa per tutta una generazione", ha detto Bani Dugal, il principale rappresentante della Comunità Internazionale Baha'i presso le Nazioni Unite.

Ms. Dugal notato che i sette sono stati trasferiti riferito Gohardacht carcere a Karaj, una struttura di circa 20 chilometri a ovest di Teheran. "Il motivo per il trasloco non è ancora noto ed è troppo presto per valutare le implicazioni per i prigionieri", ha detto. "E ', tuttavia, evidentemente un onere aggiunto per le loro famiglie, che ora devono viaggiare al di fuori Teheran per visitare i loro cari".

I sette - Fariba Kamalabadi, Jamaloddin Khanjani, Afif Naeimi, Saeid Rezaie, Mahvash Sabet, Behrouz Tavakkoli, e Vahid Tizfahm - erano tutti membri di un gruppo a livello nazionale che, con la conoscenza del Governo, ha contribuito vedere al spirituali esigenze minime di dell'Iran Baha'i comunità.

"Che queste persone palesemente innocenti ogni essere imprigionato per 20 anni dopo un processo-farsa è assolutamente riprovevole", ha detto la signora Dugal. "Chiediamo al governo iraniano: Se un tale disprezzo per la giustizia insensibile contribuire al progresso della società iraniana? O, piuttosto, diminuire ulteriormente la vostra credibilità tra la vostra gente e fra le nazioni del mondo?"

Ms. Dugal ha detto che il Baha'i International Community condanna l'ingiustizia diffusa perpetrate dalle autorità iraniane nei confronti di altri in tutto l'Iran, se le minoranze religiose, giornalisti, accademici, attivisti della società civile, difensori dei diritti delle donne, o altri.


Un catalogo di abusi

Anche prima che le sentenze sono state pronunciate, l'arresto, la detenzione e il processo dei sette capi era un catalogo di due anni, lunga serie di abusi e di azioni illegali, sia secondo il diritto internazionale e degli statuti iraniano.

"La legge iraniana prevede che i detenuti essere rapidamente e formalmente accusati di crimini. I sette Baha'i sono stati held in almeno nove mesi prima una parola delle accuse contro di loro erano pronunciate da funzionari, e anche allora era in una conferenza stampa, non in un ambiente tribunale ", ha detto la signora Dugal.

"Per molto tempo, i sette sono stati anche negato l'accesso agli avvocati. Quando erano a contatto, è durato appena un'ora prima del processo cosiddetto iniziato", ha detto.

"I detenuti che sono stati incriminati anche il diritto di chiedere la cauzione e per essere rilasciato in attesa di giudizio. I sette sono stati continuamente negata libertà provvisoria, nonostante le numerose richieste."

"Questi sono in bianco e nero le preoccupazioni, non soggetti a interpretazione," ha detto.


Sistematica persecuzione

Dal 1979, 300.000 forte comunità iraniana Baha'i ha subito un sponsorizzata dal governo, sistematica campagna di persecuzione religiosa. Nella sua fase iniziale, oltre 200 Baha'i sono stati uccisi e almeno 1.000 sono stati imprigionati, unicamente a causa del loro credo religioso.

Nei primi anni 1990, il governo ha spostato la sua attenzione al sociale, le restrizioni economiche e culturali volte a soffocare lentamente la comunità e il suo sviluppo. Misure incluse Baha'i di privare i loro mezzi di sussistenza, distruggendo il loro patrimonio culturale, ed escludendo i loro giovani di istruzione superiore.

Dal 2005, c'è stata una rinascita di forme più estreme di persecuzione, con arresti in aumento, le molestie, la violenza e incendi dolosi nelle case Baha'i e le imprese.

Questa campagna sistematica di attacchi ha compreso:

- La creazione e la circolazione delle liste dei Baha'i con le istruzioni che le attività dei membri della comunità di essere segretamente monitorato;
- Raid all'alba nelle case Baha'i e la confisca dei beni personali;
- Arresto di sintesi e di interrogatorio dei baha'i in tutta la nazione;
- Incitamento all'odio quotidiano dei Baha'i in tutte le forme di mass media, sponsorizzato dal governo;
- L'organizzazione di simposi anti-Baha'i e seminari organizzati da chierici seguita da
orchestrato gli attacchi a case e proprietà Baha'i in città e nei paesi dove si svolgono tali eventi;
- Distruzione dei cimiteri Baha'i in tutto il paese;
- Demolizione di Baha'i Luoghi Santi e Santuari;
- Gli incendi dolosi contro Baha'i case e proprietà;
- Negando l'accesso baha'i all'istruzione superiore;
- Denigrazione dei bambini Baha'i in classe dai loro insegnanti;
- La designazione di numerose occupazioni e le imprese da cui sono escluso baha'i;
- Il rifiuto di concedere i prestiti bancari a baha'i;
- La chiusura di negozi Baha'i;
- Il rifiuto a rilasciare o rinnovare le licenze commerciali per baha'i;
- Molestie nei confronti di proprietari di inquilini business Baha'i di forzare il loro sfratto.

Esempi specifici di persecuzione nelle ultime settimane sono:

- Case di circa 50 famiglie Baha'i nel remoto villaggio settentrionale di Ivel essere demolito come parte di una lunga campagna di espellerli dalla regione;
- Il servizio di intelligence che ha un ufficio in tutte le università e governativa in Iran istruire funzionari Shaheed Beheshti universitario presso l'Università di non avere rapporti d'affari con imprese di proprietà di baha'i;
- Due negozi Baha'i di proprietà ottiche di Teheran ricevendo lettere di avvertimento da parte dei sindacati la Ottici 'di chiudere, dopo i negozi simili in Khomein Rafsanjan e sono stati costretti a chiudere;
- Un tratto anti-Baha'i, dal titolo I tifosi di Satana, essendo ampiamente distribuiti nella città di Kerman. Il tratto purveys forzature della storia Baha'i, anche falsamente affermando che la Fede Bahá'í è una creazione degli inglesi;
- Carichi di rifiuti da costruzione e del suolo oggetto di dumping sulle tombe nel cimitero Bahá'í di Boroujerd. Edifici nel cimitero Bahá'í a Mashhad - compreso il luogo dove le preghiere sono state recitate - sono state gravemente danneggiate da macchinari pesanti

Attualmente, tra i sette capi, circa 50 iraniani Baha'i sono in prigione, alcuni dei quali incarcerati per mesi in un momento in celle d'isolamento, progettato esclusivamente per la detenzione temporanea.

"Il motivo è chiaro: il governo iraniano è sistematicamente perseguita baha'i per nessun altro motivo che le loro convinzioni religiose", ha detto la signora Dugal.

"Il governo sa che gli insegnamenti Baha'i sostenitore della non violenza e della non partecipazione alla politica. Eppure questa campagna è rigorosamente perseguito con un obiettivo in vista -
l'eradicazione della comunità Baha'i come entità vitale in Iran ", ha detto.

«In questa luce, l'imprigionamento di sette deve essere visto come un tentativo per decapitare la leadership di una comunità, e colpire un colpo devastante per il più grande minoranza non-musulmana iraniana religiosa".


Per leggere l'articolo on-line e visualizzare fotografie, vai a:
http://news.bahai.org/story/789

Per la casa Baha'i World News Service, visitare il sito:
http://news.bahai.org/

Per una relazione speciale tra gli articoli e le informazioni di background sui sette leader Baha'i iraniana, vai a:
http://news.bahai.org/human-rights/iran/yaran-special-report

venerdì 6 agosto 2010

Un ponte fra Oriente e Occidente-Ufficio stampa - dell’Assemblea Spirituale Nazionale dei Bahá’í d’Italia


Un ponte fra Oriente e Occidente
Ufficio stampa - dell’Assemblea Spirituale Nazionale dei Bahá’í d’Italia

MADRID, Spagna, 3 agosto (BWNS).
Quando lo scrittore Rafael Cerrato decise di fare una breve visita
al nord di Israele nel 2006 non avrebbe mai pensato che quel viaggio
avrebbe dato origine a un nuovo libro.
Attraversando la città di Haifa, lo scrittore è stato molto colpito
dagli edifici e dai giardini del Centro Mondiale Bahá'í ,
sulle pendici del Monte Carmelo.
«Ne sono rimasto stupito», ha detto il signor Cerrato.
«Ho subito pensato che avrei dovuto scoprire che cosa c’era
dietro tutta quella bellezza».
«Desde el corazon de Iran - Los baha’is: La esperanza oprimida»
è fra le prime grandi opere scritte in spagnolo sulla genesi e
sulla persecuzione della comunità bahá'í in Iran.
Ritornato in Spagna, lo scrittore, che è cattolico romano e ha scritto
molte pubblicazioni sulla religione, ha incominciato a fare ricerche
sulla storia e sugli insegnamenti della Fede bahá'í
e quello che ha scoperto lo ha affascinato.
«Ho scoperto che il tanto atteso ponte fra Oriente e Occidente,
che politici e intellettuali hanno cercato di costruire con l’Alleanza
delle civiltà e cose del genere, già esiste», ha detto.
«Senza perdere nessuno dei principi delle religioni precedenti,
gli insegnamenti sociali bahá'í contengono tutto, il bisogno di
corpi sovrannazionali, la parità fra uomini e donne, l’educazione universale...
Credo in questi principi e ne sono attratto, perciò non ho problemi a divulgarli».
Durante la sua ricerca il signor Cerrato è stato anche colpito
dalla «grande fede e fermezza» della comunità bahá'í
dell’Iran davanti all’opposizione.
Ha deciso di scrivere un libro che descriva la storia della Fede bahá'í ,
con particolare attenzione alla dura oppressione che i suoi membri hanno
subito per istigazione delle autorità in Iran, la terra in cui
questa Fede è nata, sin dal suo inizio nella metà del XIX secolo.
Il libro, intitolato «Desde el corazon de Iran - Los baha’is: La esperanza oprimida»
(«Dal cuore dell’Iran - I baha’i: una speranza oppressa»),
è stato recentemente pubblicato dalla Erasmus Ediciones.
È fra le prime grandi opere scritte in spagnolo sulla genesi e
sulla persecuzione della comunità bahá'í in Iran.
Rafael Cerrato, autore di «Desde el corazon de Iran»,
discute il suo libro durante una presentazione a Saragozza, Spagna.
Alla sua sinistra Carmen Pueyo, membro della comunità bahá'í spagnola.
Una recensione del libro del signor Cerrato dice che esso è
« un viaggio panoramico, scritto con intelligenza e ben documentato».
Il recensore, Enrique Corda, corrispondente di «El Nuevo Herald»,
scrive: «Sono lieto che Cerrato abbia pubblicato questo libro...
per tutti coloro che vogliono conoscere una dottrina che vale la pena studiare».
La giornalista Ninoska Perez Castellon di una stazione radio di Miami
ha scritto che è «un libro necessario... Esso invita il mondo a fare
in modo che le violenze contro la comunità bahá'í in Iran non siano dimenticate».
«Grazie all’integrità di scrittori come Rafael Cerrato possiamo
conoscere a fondo un tema che dovrebbe occupare le prime pagine dei giornali»,
ha scritto.
Nato a Cordova nel 1951, il signor Cerrato ha studiato economia
a Malaga prima di dedicarsi all’esplorazione di quelle che egli
definisce «le grandi verità che non sono ricordate dalla storia
ma che sono fondamentali per comprendere il presente».
La religione ha un ruolo di primo piano in questa comprensione.
«Ho sempre pensato che l’uomo è un “animale religioso”, più che
l’uomo politico definito da molti filosofi», ha detto il signor Cerrato.
«Senza religione, non si possono comprendere né i fenomeni
sociali né l’evoluzione del mondo».
Nella sua opera del 2005, «Letter to [Lettera a] Fernando Sanchez Drago»,
lo scrittore ha paragonato fra loro i fondatori del Cristianesimo,
dell’Islam e del Buddhismo. L’anno dopo, «Lepanto, the Unfinished Battle
[Lepanto, la battaglia incompiuta]» ha esaminato la storia dei rapporti fra
Occidente e Islam.
«La religione dovrebbe essere una forza benefica e un elemento unificatore»,
ha detto. «ma purtroppo è causa di
molti problemi. L’origine di questi problemi non è la religione di per sé...
Essi sono principalmente prodotti da distorsioni umane del suo contenuto e del suo messaggio».
Il signor Cerrato è vissuto per dieci anni lontano da Barcellona,
nei pressi di quel luogo di pellegrinaggio che è Monserrat,
dal quale trae la propria ispirazione spirituale.

sabato 30 gennaio 2010

DIRITTI UMANI, BAHAI, IRAN. Cresce l'apprensione per gli altri prigionieri


Il Comitato dei Portavoce dei diritti umani ha pubblicato queste fotografie identificando queste persone, un singolo e due copie sposate, come cinque dei dieci baha'i arrestati il tre gennaio.

La mancanza di notizie sui i dieci baha'i che sono stati arrestati ai primi del mese in Iran fa crescere l'apprensione per la loro sorte del Direttivo nazionale della comunità baha'i italiana.

Oltre a essere in ansia per loro, si teme anche che le accuse contro queste dieci persone siano usate per creare false prove nel processo contro i sette dirigenti baha'i in carcere dal 2008 le cui udienze riprenderanno il 7 febbraio p.v.

«La nostra preoccupazione è che, in mancanza di prove contro i sette dirigenti, le autorità stiano cercando di costruire un caso, forse costringendo i baha'i che sono stati recentemente arrestati a "confessare" di aver partecipato a organizzare le dimostrazioni di Ashura a dicembre per ordine della loro "dirigenza"», ha detto Bani Dugal, il primo rappresentante della Baha'i International Community presso le Nazioni Unite.

«Un'affermazione di questo genere sarebbe assurda, perché i sette dirigenti sono confinati in prigione da due anni», ha detto.

Subito dopo gli arresti del 3 gennaio, i media approvati dal governo hanno dichiarato che i dieci erano in possesso di armi e munizioni che tenevano in casa perché facevano parte del complotto antigovernativo che ha inscenato le dimostrazioni di dicembre.

I dieci sono praticamente scomparsi nel sistema carcerario iraniano, ha detto la signora Dugal.

Non si sa se qualcuno di questi dieci baha'i arrestati sia stato effettivamente presente durante le dimostrazioni di Ashura. Ma l'affermazione che essi occupavano una posizione centrale nell'organizzazione dei tumulti o che erano in possesso di armi da usare contro il governo è completamente priva di fondamenta, ha detto.

«Nelle tre settimane trascorse dal loro arresto, le loro famiglie non hanno avuto alcun contatto con loro, a parte un breve messaggio telefonico a un membro di una famiglia l'11 gennaio».

Malgrado le famiglie non abbiano potuto mettersi in contatto con loro, si è saputo che i dieci sono stati recentemente trasferiti nella prigione Gohardasht di Karaj.

«Un compagno di cella di alcuni dei prigionieri baha'i che è stato recentemente liberato ha informato le famiglie di questo trasferimento», ha detto la signora Dugal. «Non sappiamo perché siano stati trasferiti, ma sappiamo che le famiglie hanno cercate di far avere ai prigionieri indumenti e denaro. Le autorità di Karaj hanno accetto il denaro ma non gli indumenti».

I dieci baha'i arrestati il 3 gennaio sono la signora Leva Khanjani, nipote del signor Jamaloddin Khanjani, uno dei sette dirigenti baha'i, e suo marito, il signor Babak Mobasher; signor Artin Ghazanfari e sua moglie, la signora Jinous Sobhani, ex segretaria del premio Nobel e difensore dei diritti umani signora Shirin Ebadi; il signor Mehran Rowhani e il signor Farid Rowhani, che sono fratelli; il signor Payam Fanaian; il signor Nikav Hoveydaie e il signor Ebrahim Shadmehr e suo figlio, signor Zavosh Shadmehr.

Il 12 gennaio, i sette dirigenti sono stati formalmente accusati nella Sezione 28 del Tribunale rivoluzionario di Teheran.
A quanto hanno detto i mezzi di comunicazione sponsorizzati dal governo, i sette sono stati accusati di spionaggio, attività di propaganda contro l'ordine islamico, organizzazione di amministrazione illegale, collaborazione con Israele, invio all'estero di documenti segreti, azioni contro la sicurezza del paese e corruzione sulla terra.

Gli imputati hanno negato tutte le accuse davanti al tribunale.

La signora Dugal ha riferito che il giudice avrebbe detto che la prossima udienza del processo che avrà luogo il 7 febbraio p.v. sarà aperta e le famiglie vi potranno presenziare. Le prima sessione è stata tenuta a porte chiuse.

I sette «dirigenti» sono la signora Fariba Kamalabadi, il signor Jamaloddin Khanjani, il signor Afif Naeimi, il signor Saeid Rezaie, la signora Mahvash Sabet, il signor Behrouz Tavakkoli e il signor Vahid Tizfahm.

Questo gruppo di sette persone e i dieci arrestati il 3 gennaio sono fra le centinaia di baha'i che sono stati messi in prigione nel corso delle persecuzioni in atto contro i baha'i, una campgna sistematica che negli ultimi dieci anni è divenuta molto più accanita. La comunità baha'i è convinta che la costante attenzione sul caso dei baha'i in Iran da parte del sistema dei diritti umani e da parte degli stati, delle organizzazioni non governative, degli organi di stampa e delle persone autorevoli che lo sostengono abbia finora impedito al governo iraniano di mettere in atto completamente il suo piano di soffocamento della comunità baha'i in Iran, la più numerosa minoranza religiosa del paese, da sempre perseguitata in Iran.

[Foto: cinque dei dieci baha'i arrestati il 3 gennaio 2010]


Notizia fornita da:

ASSEMBLEA SPIRITUALE NAZIONALE DEI BAHA'I D'ITALIA comunicato stampa
22 gennaio 2010

ufficio stampa: Julio Savi telefono: 320 6908772
email: julio.savi@bahai.it
www.bahai.it

venerdì 8 gennaio 2010

Per I Bahà'ì nella prigione di Evin in Iran

Un ulteriore rinvio della data al 12 gennaio per il processo ai 7 leader baha'i iraniani da quasi 2 anni nelle prigioni iraniani accusati ingiustamente.Per non dimenticare.Fin dall'inizio, dal 1844 in poi, la comunit... Mostra tuttoà bahà'ì iraniana ha vissuto in un pesante clima di costanti repressioni, caratterizzato da esplosioni di violenza e massacri. L'Araldo della Fede Bahà'ì, Il Bab(La Porta), fu fucilato a Tabriz il 9 Luglio 1850 e il fondatore della Fede Bahà'ì, Bahà'ù'llàh (Gloria di Dio) fu imprigionato per 40 anni e morì esule in Palestina nel 1892. Nei primi tempi della storia della Fede, più di 20.000 seguaci furono barbaramente uccisi(uno scrittore torinese di quell'epoca "Michele Lessona" nel suo libro "I Babì" parla delle atrocità avvenute in Iran in quel tempo). Nesun regime persiano, dal secolo scorso ad oggi, ha risparmiato i Bahà'ì né sono stati loro riconosciuti diritti civili e umani.


I contenuti religiosi della Fede Bahà'ì affermano l'esistenza di un solo Dio. Bahà'ù'llàh, il Fondatore della Fede Bahà'ì, sostiene che tutte le religioni del pianeta sono l'espressione di un unico piano divino che, nel corso dei secoli, ha inviato all'umanità in modo progressivo nel tempo,dei Messaggeri Divini, ognuno dei quali ha fondato una grande religione. Abramo, Khishna, Zoroastro, Mosé, Buddha,Cristo, Mohammed. L'ultimo di questi è riconosciuto in Bahà'ù'llà il cui compito è quello di unificare l'intera razza umana, sostenendo la necessità di una nuova civiltà mondiale basata sulla pace, l'eliminazione di qualsiasi tipo di pregiudizio, l'uguaglianza tra uomini e donne, il riconoscimento della fondamentale unità di tutte le grandi religioni mondiale, l'eliminazione degli estremi di ricchezza e di povertà, l'educazione e l'istruzione universale obbligatoria e lo stabilirsi di una federazione mondiale di stati basata sulla sicurezza collettiva e l'unità dell'umanità.

Data: martedì 12 gennaio 2010
Ora: 0.00 - 18.00
Luogo: Tehran’s Evin Prison

mercoledì 24 giugno 2009

"Io sono Haleh Rouhi, una prigioniera baha'ì"


May 21, 2009 - IRAN -

"Con assoluta sincerità, ho viaggiato per un anno in un distretto vicino a Shiraz, noto con il nome Sahl-Abad, per aiutare un piccolo gruppo di residenti derelitti, sperando di portare gioia a un cuore, confortare un'anima e aiutare uno spirito debole.
Un giorno, mentre guidavo da sola in macchina verso la casa, sono stata fermata e arrestata dalle autorità islamiche. Quando chiesi del mandato dell'arresto, ricevetti una dura reazione, e fui tenuta in custodia senza vedere nessun mandato. Nello stesso giorno, alcuni miliziani islamici, comparvero di fronte alla mia casa mentre mia madre era sola. Forzarono la loro strada entrando, presero tutti i miei effetti personali e tutte le foto di famiglia. Fino ad oggi nessuna di queste cose sono state restituite.
Sono stata interrogata per 28 giorni nel centro detenzione del ministero dei servizi segreti. Durante l'intero processo, spiegai con grande onestà tutte le attività nelle quali eravamo impegnati. Nuovamente, nelle procedure della corte, spiegai chiaramente in dettaglio tutte le attività umanitarie che eseguivamo in rispetto di ciò che il giudice aveva assegnato al mio caso. In ottobre 2007, dopo la conclusione delle interrogazioni, la sentenza fu l'imprigionamento per quattro anni. Non potevo credere a quello che sentivo. Mi appellai, chiesi una revisione del mio caso e della pena a mio carico. Mentre aspettavo il risultato, sono stata convocata per telefono all'ufficio del ministero dei servizi segreti. Appena arrivata, sono stata portata in una cella e due giorni dopo, mi fu detto: "Sei qui per scontare i termini della galera e resterai qui per quattro anni." Oggi passano 18 mesi da quel giorno. In questi mesi: Sono stata privata del contatto con gli altri prigionieri e mi è stata negata persino una vita sociale alla quale gli altri prigionieri hanno diritto. Ho diritto soltanto ad una visita di 5 minuti ogni settimana, alla mia famiglia.
Ai prigionieri è permesso un contatto quotidiano telefonico con le loro famiglie; comunque, questo mi è negato. Per i primi 8 mesi, sono stata privata persino di avere un libro. I prigionieri hanno diritto al congedo familiare, ne hanno 5 giorni per ogni 25 di imprigionamento. La licenza è diventata una lotta per me e la mia famiglia. Per nessuna valida ragione, e per molto tempo, i servizi segreti e il tribunale obbligarono mia famiglia ad andare da un ufficio governativo ad un altro, prima di avere finalmente un congedo. Tra i miei congedi passano normalmente 3 o 4 mesi, qualche volta anche di più.
Per rinnovare il mio congedo familiare, siamo costretti a spendere ore e ore nei tribunali con la speranza di ottenere un aggiunta di 5 giorni o una settimana. I prigionieri devono stare in cella, ma io sono trattenuta in un centro detenzione che è normalmente usato per le questioni iniziali. La mia cella non ha nessuna apertura, il mio pasto viene lasciato dietro la porta. Se ho bisogno di uscire dalla cella, non è possibile. Devo passare l'intera giornata in un'area confinata.
Ogni volta che vengo portata fuori, sono bendata. Ho il permesso di uscire dalla cella ogni giorno per 10 o 20 minuti, in un area adiacente, senza tetto, per l'aria fresca. Anche il tempo di questa breve pausa è a discrezione della guardia; non c'è nessuna possibilità di prolungare questi pochi minuti. Una pausa di 10 minuti è sufficiente per un prigioniero che è tenuto 24 ore al giorno in una cella chiusa? Oggi, se io sono una prigioniera, trattatemi come tale.
Se io sono una prigioniera, portatemi in una prigione, lasciatemi prendere aria fresca, lasciatemi l'accesso a un telefono, lasciatemi avere contatto con gli altri, lasciatemi avere la stessa vita sociale e i diritti che spettano agli altri prigionieri, ecc. Le organizzazioni che hanno in carico l'ispezione le prigioni includono anche questo centro di detenzione (chiamato plock 100) nella loro lista delle prigioni? L'organizzazione per le prigioni accetta le condizioni di questo centro di detenzione nel quale io sono tenuta come prigioniera? L'organizzazione accetta il centro di detenzione come una prigione?
Firmato Haleh Rouhi

sabato 16 maggio 2009

Comunicato stampa pubblicato dalla Bahá’í International Community sulla situazione dei 7 Bahá’í in prigione in Iran

venerdì 15 maggio 2009
BAHÁ’Í INTERNATIONAL COMUNITY United Nations Office
866 United Nations Plaza, Suite 120, New York, NY
10017 USA
Telephone: 212-803-2500, Fax: 212-803-2566, Email: uno-nyc@bic.org

COMUNICATO STAMPA
Nell’anniversario dell’arresto i dirigenti bahá’í iraniani potrebbero affrontare una nuova accusa NEW YORK (12 maggio 2009) –
Giovedì prossimo ricorre l’anniversario dell’arresto dei sette dirigenti bahá’í attualmente detenuti in Iran. Dopo un anno di carcere senza un’imputazione formale o alcuna possibilità di accedere al loro legale, Shirin Ebadi, su di loro pendono ora nuove, gravissime accuse.
«A dispetto della loro ovvia innocenza e delle molte richieste di immediata liberazione, questi sette uomini e donne sono stati tenuti in un limbo legale per un anno, contro tutti i criteri internazionali dei diritti umani», ha detto Bani Dugal, il principale rappresentante della Bahá’í International Community presso le Nazioni Unite.
«Inoltre le loro famiglie sono state recentemente informate di una possibile nuova imputazione, “diffondere corruzione sulla terra”, in persiano “Mofsede fel-Arz”, un’accusa che secondo il codice penale della Repubblica Islamica dell’Iran può comportare la pena di morte», ha detto la signora Dugal.
«La sequenza degli eventi legati alla loro detenzione mostra una spudorata parodia di giustizia. Pur essendo stati sottoposti ad approfonditi interrogatori, sono passati sette mesi prima che fosse comunicato loro un solo pretesto per la loro detenzione.
L’11 febbraio 2009 la Iranian Student’s News Agency (ISNA) ha detto che il sostituto procuratore di Teheran, Hassan Haddad, ha dichiarato che le indagini contro questi individui erano finite, che «la prossima settimana il caso» sarebbe stato «presentato al Tribunale rivoluzionario per la condanna» e che i dirigenti bahá’í erano stati accusati di «spionaggio a favore di Israele, insulti contro la santità della religione e propaganda contro la repubblica islamica».
Le proteste internazionali espresse dai governi e dalla società civile sono state immediate e generali e pertanto le autorità iraniane hanno rivisto la propria posizione.«Ora, circa tre mesi dopo che le indagini sembravano concluse, corre voce che si sia aggiunta una nuova ingiusta imputazione.
L’accusa di diffondere corruzione è stata usata contro alcuni bahá’í che sono stati giustiziati negli anni immediatamente successivi alla rivoluzione islamica.
Che vi si sia ricorso in questo caso è un’ulteriore dimostrazione del fatto che le accuse delle autorità contro queste persone si basano su una palese persecuzione religiosa.
Questa azione contro la dirigenza bahá’í rispecchia il recente forte inasprimento della persecuzione da parte del governo dell’intera comunità bahá’í iraniana che conta oltre 300 mila membri.
«L’imminente anniversario del loro arresto è un’importante pietra miliare e noi chiediamo alla comunità internazionale di ribadire ancora una volta nei termini più decisi la richiesta della loro immediate liberazione o, almeno, di un processo giusto e pubblico che rispetti i criteri della giustizia internazionale», ha detto la signora Dugal.
La signora Dugal ha anche osservato che il Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha spesso parlato dell’importanza della «giustizia» e della «dignità umana» e della «instaurazione di un sistema mondiale giusto», come quando il mese scorso ha parlato durante la Conferenza ONU di revisione di Durban a Ginevra.
«Com’è possibile prendere sul serio gli inviti alla giustizia dei leader politici iraniani nell’ambito internazionale quando essi non garantiscono la giustizia ai loro cittadini? In Iran si ignorano ordinariamente diritti umani su cui tutti sono d’accordo, non solo nel caso dei bahá’í ma anche nel caso di donne, giornalisti e altri che chiedono solo dignità e giustizia», ha detto la signora Dugal.
I sette dirigenti sono la signora Fariba Kamalabadi, il signor Jamaloddin Khanjani, il signor Afif Naeimi, il signor Saeid Rezaie, la signora Mahvash Sabet, il signor Behrouz Tavakkoli e il signor Vahid Tizfahm. Tranne uno, sono stati tutti arrestati il 14 maggio 2008 nelle loro case a Teheran. La signora Sabet è stata arrestata il 5 marzo 2008 mentre si trovava a Mashhad.
Per ulteriori informazioni vedasi: http://news.bahai.org/

sabato 25 aprile 2009

non aveva mai sentito parlare della Fede Bahà'ì, ma lei è stata incuriosita!!




Jordan Dez loved worshipping at her big, white-steepled Connecticut church. She felt embraced by the liberal United Church of Christ congregation of her youth. It felt natural and right and fit in with her sense of God's love. She was baptized at 13 because, as she says, everyone around was a Christian.

That was her religious cocoon.

Yet, like many others of her generation, the 27-year-old Dez began in college to seek spirituality beyond the borders of traditional Christianity. While studying anthropology and Spanish at the University of Connecticut, she tried yoga, Buddhism and other Eastern faiths.

During graduate work at the School for International Training in Vermont, she met a handsome, brilliant Iranian

Jorden Dez, right, studies about teaching Bahai to children with Katie Danner, both of Salt Lake City, and other followers. (Jim Urquhart/The Salt Lake Tribune)student. He was a Bahai.

Jordan Dez had never heard of Bahais, but she was intrigued. There was no lightning moment when her husband-to-be described his faith, and he wasn't pushy about it. As they courted, though, she found herself increasingly attracted to the Persian-born faith that preaches love for all humanity and God's unfolding revelations down through the centuries.

"The guiding principle is unity and that was what I already believed. It spoke to me organically without any work," Dez says now. "It felt like home to me. It was natural to my personality."

She fell in love, she says, with the Bahai emphasis on gender equality as well as its preaching of harmony among various ethnic and religious groups. She appreciated its acceptance of prophets from different traditions, including Abraham, Moses, Jesus, Mohammed and Zoroaster, as well as two uniquely Bahai "messengers," known as the Bab and Baha'u'llah.

"God is God," Dez says. "And God will not leave us alone. More prophets are coming in the progression of humanity."

In November, after two years of study, Dez signed a "card," expressing her commitment to lead a Bahai life. That's all it took for her to be identified with the faith.



Now prayer and study are a daily part of her life, she says.

She finds answers and guidance to every possible human conflict in the "ocean of Bahai writings." She attends the local feast every 19 days, and works hard to implement its teachings about kindness, tolerance and love.

Yet Dez has made no big pronouncements about her newfound religion to her parents. When she visited at Christmas, she celebrated the birth of Jesus with them at their UCC church.

"I didn't have to give up anything to be a Bahai," she says. "I wasn't dissatisfied with Christianity. Everything I loved and believed, I still do."

She and her husband plan to raise their daughter, due to arrive around the first of August, in the faith. Dez will study Bahai teachings and Farsi, Iran's major language, along with her baby. But their religious experience will, no doubt, be different. Baby will be born in the faith, while Dez came to it as an adult.

And, if at 15 or so, Baby Dez chooses another path, that's fine with her mother. "My heart would be open to whatever she chooses."

pstack@sltrib.com

domenica 5 aprile 2009

Minacce ai cittadini di religione Baha’i in Egitto

Minacce ai cittadini di religione Baha’i in Egitto
Pubblicato da fidest su Sabato, 4 Aprile 2009

L’Associazione per i popoli minacciati (APM) si è rivolta oggi al governo egiziano per chiedere la protezione della piccola minoranza religiosa dei Baha’i dai continui attacchi dei musulmani radicali e per permettere il ritorno nelle proprie case dei Baha’i che sono dovuti fuggire. Precedentemente era stato reso noto che che musulmani radicali avevano appiccato il fuoco a quattro case di cittadini Baha’i nel villaggio di al-Shoraniya im nel distretto di Sohag, nell’Alto Egitto. Inoltre le operazioni di spegnimento del fuoco sono state impedite da gruppi di facinorosi. Gli edifici sono andati completamente distrutti, secondo quanto riportato dal Centro per i diritti umani del Cairo.Secondo queste informazioni il fuoco sarebbe stato appiccato già lunedì e martedì scorso, dopo che una emittente locale aveva trasmesso un film in cui i Baha’i venivano accusati di “impurità e contrarietà al buon costume dell’islam”.I 30 Baha’i che vivevano ad al-Schoraniya sono fuggiti. Anche se la polizia era stata allertata, non ha fatto nulla per proteggere il gruppo appartenente a questa piccola minoranza. Gli agenti hanno semplicemente allontanato gli aggressori dalle strade. Nessuno di loro è stato arrestato. Anche in passato i Baha’i in questo villaggio erano stati spesso oggetto di attacchi. Tuttavia le autorità non hanno mai intrapreso alcuna indagine al riguardo. La religione Baha’i è nata nel nel XIX secolo in Iran, sviluppata dal suo fondatore Baha’ullah a partire dall’Islam sciita. Essa conta oggi circa 7,7 milioni di seguaci. In Egitto vivono solo circa 2.000 Baha’i. In questi ultimi anni gli adepti di questa religione hanno tentato di far riconoscere legalmente il diritto al riconoscimento e al libero esercizio della propria religione. I recenti attacchi alla loro comunità hanno distrutto ogni speranza di migliorare la loro situazione.
Link

sabato 28 marzo 2009

In occasione del capodanno iraniano, Barack Obama apre alla distensione





Washington - 21 marzo 2009 - «Superiamo trent'anni di conflitti». È quanto ha promesso all'Iran il presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, in un videomessaggio diretto ai dirigenti iraniani in occasione del Naw Ruz: il capodanno del calendario iraniano.






Questo il testo integrale del discorso del Presidente U.S.A. Barack Obama. “Oggi voglio fare avere i miei migliori auguri a tutti coloro i quali celebrano il Naw Ruz in tutto il mondo. Questa festa è insieme un antico rituale e un momento di rinnovamento, ed io spero che voi possiate godere di questo momento particolare dell’anno con i vostri amici e familiari.In particolare vorrei parlare direttamente al popolo e ai leader della Repubblica islamica dell’Iran. Nowruz è solo una parte della vostra grande e celebrate cultura. Durante molti secoli la vostra arte, la musica, la letteratura e l’innovazione hanno creato un mondo migliore e più bello. Qui negli Stati Uniti la nostra comunità è stata favorita dal contributo degli Iraniano-Americani: sappiamo che voi siete una grande civiltà, e i vostri risultati hanno guadagnato il rispetto degli Stati Uniti e del mondo.Per quasi tre decenni le relazioni fra i nostri due paesi sono state tese, ma durante questa festa ci viene ricordato del comune destino che ci tiene legati insieme. Voi celebrerete il vostro Nuovo Anno nello stesso modo in cui noi americani ricordiamo le nostre feste, radunandosi in famiglia e con gli amici, scambiandosi doni e racconti, guardando al futuro con un rinnovato senso di speranza.Queste celebrazioni custodiscono la promessa di un nuovo giorno, di nuove opportunità per i nostri figli, di sicurezza per le nostre famiglie, progresso per le nostre comunità e pace tra le nazioni. Sono speranze condivise, sono sogni comuni. Per questo in questa stagioni di nuovi inizi vorrei parlare chiaramente ai leader iraniani. Tra di noi esistono serie divergenze che si sono accresciute col tempo. La mia amministrazione si è impegnata a una diplomazia che risponda a tutte le questioni aperte tra di noi, per costruire legami costruttivi fra gli Stati Uniti, l’Iran e la comunità internazionale. Questo processo non andrà avanti fra minacce. Noi vogliamo invece un impegno che sia onesto e fondato sul rispetto reciproco.Voi avete una scelta. Gli Stati Uniti vogliono che la Repubblica islamica dell’Iran assuma il suo giusto posto nella comunità delle nazioni. Voi avete quel diritto - ma questo comporta anche delle responsabilità, quel posto non può essere conquistato attraverso l’uso delle armi o del terrorismo, ma piuttosto con azioni pacifiche che dimostrino la vera grandezza del popolo e della civiltà iraniana. La misura di questa grandezza non è quella di distruggere, è la vostra consolidata capacità di costruire e di creare.

Per questo in occasione del Nuovo Anno, voglio che voi, il popolo e i leader dell’Iran, possiate guardare al futuro che noi vogliamo. E’ un futuro di scambi rinnovati fra i nostri popoli, con maggiori opportunità di partnership e commercio. E’ un futuro in cui le vecchie divisioni sono superate, in cui voi, I vostri vicini e in generale il mondo possiate vivere con maggiore sicurezza, in pace.So che tutto questo non sarà raggiunto facilmente, ci sono coloro i quali insistono che le nostre relazioni continuino ad essere segnate dalle nostre differenze. Ma ricordiamoci delle parole che il poeta Saadi pronunciò tanti anni fa: “I figli di Adamo sono membri uno dell’altro, essendo stati creati in un’unica essenza”.Con l’arrivo di una nuova stagione ci viene ricordata la preziosa umanità che noi tutti condividiamo. E noi ancora una volta invochiamo questo spirito mentre facciamo la promessa di un nuovo inizio. Grazie e Eid-eh Shoma Mobarak”.

lunedì 16 marzo 2009

I Bahà'ì in Iran continuano ad essere perseguitati .........




"IL BENESSERE DELL'UMANITA', LA SUA PACE E SICUREZZA SONO IRRAGIUNGIBILI A MENO CHE E FINCHE' LA SUA UNITA' NON SIA SALDAMENTE STABILITA." -





Cos'è la Fede Bahá'í?



"La Fede Bahá'í afferma l'unità di Dio, riconosce l'unità dei Suoi Profeti, e asserisce il principio dell'unità e interezza dell'intera razza umana. Essa proclama la necessità e la inevitabilità della unificazione dell'umanità."



Chi è Bahá'u'lláh?



Bahá'u'lláh è il Messaggero di Dio per questa era e il Promesso di tutte le religioni. Egli ha sofferto 40 anni di prigionia e venne esiliato da Tehràn in Iran a Costantinopoli/Istambul e Adrianopoli/Edirne in Turchia fino ad 'Akkà in Terra Santa (www.bahai-faith.org/photos.html), ove Egli decedette nel 1892. Bahá'u'lláh significa "La Gloria di Dio".



"Questo è il giorno nel quale l'umanità può vedere il Viso, e udire la Voce, del Promesso ... davvero grande è questo Giorno! Le allusioni che si riferiscono ad esso in tutte le Sacre Scritture come del Giorno di Dio attestano la sua grandezza. L'anima di ogni Profeta di Dio, di ogni Messaggero Divino, è assetata di questo Giorno mirabile.



"Il Báb è il Precursore di Bahá'u'lláh. Egli è il Messaggero di Dio il Quale preparò le genti alla venuta di Bahá'u'lláh. Egli proclamò la Sua missione nel 1844 a Shiràz in Iran.Dopo sei anni di sofferenze e prigionia, Egli fù martirizzato.I Suoi seguaci furono perseguitati e più di 20.000 furono giustiziati. Il Báb significa "La Porta".



'Abdu'l-Bahá,



il figlio maggiore di Bahá'u'lláh, era il Modello degli insegnamenti di Bahá'u'lláh e venne designato quale unico Interprete dei Suoi Scritti. Egli pure soffrì in prigione con Bahá'u'lláh.


'Abdu'l-Bahá significa "Servo di Dio".



Quali sono gli insegnamenti della Fede Bahá'í?



Unità di Dio: "Non può esserci dubbio che i popoli del mondo, di qualsiasi razza o religione, traggono la loro ispirazione da una sorgente divina, e sono soggetti di un solo Dio.



"Unità delle Religioni" : Lo scopo della religione, com'è rivelato dal cielo del Volere benedetto di Dio, è quello di istituire unità e concordia fra i popoli del mondo."



"Ogni Rivelazione Divina è stata fatta discendere in una maniera che si confaceva alle circostanze dell'epoca nella quale era apparsa.""Sappi con certezza che in ogni Dispensazione la Luce della Divina Rivelazione è stata concessa agli uomini in proporzione diretta delle loro capacità spirituali."



"Sappi con certezza che l'essenza di tutti i Profeti di Dio è una e la medesima. La loro unità è assoluta. Dio il Creatore afferma: Non vi è distinzione alcuna fra i Portatori del Mio Messaggio.



"Unità dell'Umanità"



O Figli Degli Uomini! Non sapete perché Noi vi creammo tutti della stessa polvere? Affinché nessuno esaltasse se stesso sull'altro ... Poichè vi abbiamo creati tutti da una stessa sostanza, v'incombe d'essere appunto come un'anima sola ... affinchè dal vostro intimo essere, mercé il vostro operato e le vostre azioni, possano manifestarsi i segni dell'unicità e l'essenza della rinunzia."



"Voi siete tutti foglie di uno stesso albero e gocce di uno stesso oceano."



"Siate come le dita di una mano, i membri di un corpo."



"La Religione deve essere la Causa di Amore e Affetto"



La religione deve unire tutti i cuori e far sì che guerre e controversie spariscano dalla faccia della terra, far nascere la spiritualità, e portar vita e luce a ogni cuore. Se la religione diviene causa di avversione, odio e divisione, sarebbe meglio che non ci fosse, e il ritirarsi da tale religione sarebbe un'azione veramente religiosa.



"Eliminazione di Pregiudizi"



... i pregiudizi religiosi, razziali, nazionali e politici, sono tutti sovvertitori delle fondamenta della società umana, tutti portano a spargimento di sangue, tutti portano alla rovina dell'umanità. Fino a che essi perdurano, il timore della guerra continuerà."

venerdì 13 marzo 2009

L'AUSTRALIA, IL CANADA, IL BRASILE, LA GERMANIA, ... CONTRO LE PERSECUZIONI IN IRAN. E L'Italia?!

giovedì 19 febbraio 2009
Jenna DAL CANTO
19/02/2009 1:00:00 AM
Il governo australiano è ''profondamente preoccupato'' per la notizia che sette capi della comunità Baha'i iraniana sono stati accusati di spionaggio per Israele, insulti all'Islam e per la distribuzione di propaganda anti-Iran.
I sette, se trovati colpevoli, possono essere processati da una Corte rivoluzionaria prevista per questa settimana.


foto: un padre e figlio baha'i (a sinistra) in catene dopo essere stati arrestati con altri bahá'í, è una fotografia scattata int0rno al 1896. Entrambi sono stati successivamente uccisi.



Il portavoce del Dipartimento degli Affari Esteri e del Commercio ha detto che la mancanza di causa giuridica processuale ''rende difficile credere che possano avere un processo equo''.
La comunità Baha'i australiano chiede l'immediata liberazione dei sette. ..
L'ambasciatore ianiano in Australia, Mahmoud Movahhedi, ha detto che tutti i governi hanno la responsabilità di mantenere l'ordine e consegnare alla giustizia i presunti autori dei reati.
Gli Stati Uniti, l'Unione Europea, la Gran Bretagna, la Germnia e il Brasile hanno rilasciato dichiarazioni di condanna del governo iraniano per il trattamento dei sette Baha'i arrestati.
http://www.canberratimes.com.au/news/national/national/general/dfat-concerned-over-fate-of-bahai-leaders/1438022.aspx
http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3674065,00.html
http://www.bahainews.ca/en/090217-government

domenica 15 febbraio 2009

mercoledì 28 gennaio 2009

martedì 27 gennaio 2009-Rappresentante Baha'i alla preghiera inaugurale del Presidente Obama


21 Gennaio 2009


Un rappresentante della Assemblea Spirituale Nazionale dei Baha'i degli Stati Uniti era presente tra il gruppo di leader religiosi invitati a partecipare Preghiera di Inaugurazione del Servizio presso il National Cathedral di Washington.
Il Presidente Barack Obama e la First Lady Michelle Obama, Vice President Joseph Biden e Dr. Jill Biden, così come l'ex presidente Bill Clinton e il senatore Hillary Rodham Clinton hanno partecipato al servizio di culto.
La partecipazione multi-devozionale ha sottolineato la giustizia, la fede e la diversità. Ms. Kit Bigelow, direttore degli affari esterni, ha partecipato a nome della Assemblea Spirituale Nazionale.

lunedì 29 dicembre 2008

martedì 23 dicembre 2008

23 dicembre 2008 - Appello della Comunità internazionale Baha'i per la riapertura del centro dei diritti umani in Iran


GINEVRA - La Comunità Internazionale Bahá'í oggi espresso grave preoccupazione per la chiusura da parte del governo iraniano di Shirin Ebadi di difensori dei diritti umani nel centro di Teheran e ha invitato per la sua riapertura.

"La chiusura dell'Ufficio della signora Ebadi è un duro colpo ai diritti umani per l'intera l'Iran", ha detto Diane Ala'i, un rappresentante della Comunità Internazionale Bahá'í presso le Nazioni Unite a Ginevra.

"Il portavoce del ministero iraniano degli Affari Esteri ha indicato che il motivo della chiusura è che il Centro non ha alcuna licenza. Ma sarebbe una semplice questione di dare loro uno. In caso contrario, il fatto che il governo iraniano sarebbe chiudere l'ufficio del suo più famoso difensore dei diritti umani, che l'Iran è l'unico vincitore del Premio Nobel per la pace e la prima donna musulmana in modo riconosciuto, può essere percepita solo da tutto il mondo come ulteriore prova del fatto che il governo non ha alcun riguardo per i diritti e le libertà.

"Signora Ebadi ei suoi colleghi sono impegnati nella difesa dei numerosi individui e gruppi in Iran, e la chiusura del Centro di certo interferire con i loro sforzi e l'adeguatezza ostacolare la rappresentanza legale che essi si sono impegnati a fornire, "ha detto.

Tra coloro che vengono difesi dalla signora Ebadi e la sua organizzazione sono i sette leader Baha'i che sono attualmente detenuti senza capi d'imputazione nel carcere di Evin a Teheran. I sette sono stati arrestati nel marzo e maggio in un infausto spazzare che è stato ricorda di quando Baha'i leader negli anni 1980 sono stati arrotondati ed eseguiti.


"Indipendentemente dal tentativo contro i difensori dei diritti umani in Iran, la signora Ebadi ei suoi colleghi sono perseguire con coraggio il loro lavoro. Per il bene del paese, esortiamo le autorità iraniane a risolvere il problema amministrativo, e per consentire al Centro di riaprire immediatamente ", ha detto Ms Ala'i.


Tradotto con il traduttore di Google. Qui di seguito l'appello originale:

Baha’is call for reopening of human rights center in Iran
23 December 2008
GENEVA — The Baha'i International Community today expressed grave concern over the closing by the Iranian government of Shirin Ebadi’s Defenders of Human Rights Center in Tehran and called for its reopening.

“The closing of Mrs. Ebadi’s office is a blow to human rights for the whole of Iran,” said Diane Ala’i, a representative of the Baha'i International Community to the United Nations in Geneva.

“The spokesperson of Iran’s Ministry of Foreign Affairs has indicated that the reason behind the closure was that the Center has no license. But it would be a simple matter to give them one. Otherwise, the fact that the Iranian government would shut down the office of its most famous human rights defender, who is Iran’s only winner of the Nobel Peace Prize and the first Muslim woman so recognized, can only be perceived by the world at large as further evidence that the government has no regard for rights and freedoms.

“Mrs. Ebadi and her colleagues are engaged in defending numerous individuals and groups in Iran, and the closure of the Center will certainly interfere with their efforts and impede the adequate legal representation that they are committed to providing,” she said.

Among those being defended by Mrs. Ebadi and her organization are the seven Baha'i leaders who are currently being held without charge in Evin prison in Tehran. The seven were arrested in March and May in an ominous sweep that was reminiscent of when Baha'i leaders in the 1980s were rounded up and executed.

”Regardless of the attempts against human rights defenders in Iran, Mrs. Ebadi and her colleagues are courageously pursuing their work. For the good of the country, we call upon the Iranian authorities to resolve the administrative issue, and to allow the Center to reopen immediately,” said Ms. Ala’i.

sabato 13 dicembre 2008

Due musicisti Jazz americani, appartenenti alla Fede Bahà'ì, gli autori delle canzoni ai giochi Olimpici 2008 inneggianti alla Unità del Genere Umano

Hanno messo insieme la loro conoscenza della musica cinese, samba brasiliana e Jazz americano per scrivere una delle canzoni che è stata usata nei giochi Olimpici di Pechino.

Il Pezzo “Bejing Olympics Hao Yuing (Buona Fortuna)” composto da Phil Morrison e Keith Williams, e’ stato uno dei soli 30 lavori scelto nella fase finale di una competizione sponsorizzata dal Comitato Olimpico di Pechino.La lirica recita: ‘Venite ad unirvi a noi nella famiglia umana’
La lirica della loro canzone trasmette alcuni principi della Fede Baha’i: “La terra celebrera’ una sola famiglia umana per l’unita’ del mondo.”, “Promuovere pace ed amicizia per tutti - il mondo si unirà - noi ne apriremo le porte.”


Il Sig. Morrison, un basso e compositore ha lavorato tutta la sua vita come musicista prima nella sua nativa citta di Boston e piu’ tardi viaggiando per il mondo. Ha suonato per circa 5 anni con il gruppo di Freddy Cole (Fatello minore di Nat King Cole) suonando spesso in Brasile. Egli vive ora a Brunswick, Georgia, Stati Uniti.

Il Sig. William, originario di San Francisco e’ un cantante, pianista, compositore ed arrangiatore, laureatosi nell’università di musica di Berklee di Boston. Egli ha suonato con Dizzy Gillespie e Lionel Hampton, e per cinque anni aveva il suo Trio ad Atlanta. Anch’egli vive a Brunswick.


Il testo in lingua inglese e’ il seguente:

Beijing Hao Yuing Beijing
Hao Yuing Beijing Hao Yuing
Ahr Ling Ling Bah
Beijing Hao Yuing
Beijing Olympics - In two thousand
eight
We’ll welcome all the nations to China.
Just one human family - The earth
will celebrate For World Unity -
There’s nothing
finer

Beijing Olympics - In two thousand eight
Promoting peace and friendship for all
The world will come together -
we’ll open up the gate
Come in and see the Great China Wall
Raise the banner - hear the call
Prepare for victory
The stage is set
For all the world to see

Beijing Olympics - In two thousand eight
You can feel that spirit in the air
Friendly competition from every
nation state.
A gift from China for the world to
share
One human family - the earth will
celebrate
This gift from China for the world to
Share
Beijing Haoyuing
BeijingHaoyuing Beijing …ahr ling ling bah
Beijing Haoyuing

sabato 29 novembre 2008

La stupidità del capitalismo e di chi gli porge le mani

Quando avranno inquinato l'ultimo fiume, abbattuto
l'ultimo albero, preso l'ultimo bisonte, pescato l'ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non potere mangiare il denaro accumulato nelle loro banche.

Firmiamo per il Darfur

Per la prima volta in Italia, a Roma, il 26 Aprile 2007, in contemporanea con circa cinquanta Paesi nel mondo, si è svolto il GlobalDay for Darfur, grazie all'impegno di Italians for Darfur che ha riunito intorno al Darfur associazioni e forze politiche giovanili.

Il conflitto in Darfur, nell'arco di quattro anni, ha provocato non meno di 300.000 morti, e ha costretto almeno due milioni di persone alla fuga, destinandole ad una vita da sfollati sia all'interno del Sudan, sia nei campi profughi in Ciad, circostanza che di fatto ha allargato il conflitto anche a questo paese confinante. Solo assicurando ai cittadini italiani una corretta e completa informazione, possiamo sperare che le istituzioni si mobiliteranno, in tempi utili, per trovare una soluzione al conflitto in corso. Dal Gennaio 2007 l'Italia siede al Consiglio di Sicurezza ONU come membro non permanente e presiede, nella persona dell' On. Marcello Spatafora, ambasciatore dell'Italia presso l'ONU, la commissione per le sanzioni contro il Sudan .
Ci aspettiamo quindi che il nostro Paese si adoperi al massimo per porre la questione del conflitto in Darfur all'ordine del giorno della Comunità Internazionale.
Firma l'appello anche tu

venerdì 28 novembre 2008

La salute è uguale per tutti

Curare gli indigenti, soprattutto i bambini, è un dovere deontologico per tutti i medici, ma è un imperativo etico per un paese civile.
Non cancelliamo con un decreto un diritto costituzionale
…." chi di questi ti sembra stato il prossimo di colui che fu ferito dai briganti ?"
Quello rispose "chi ha avuto compassione e si è preso cura di lui"
ed Egli disse "va e fa anche tu lo stesso" (Vangelo secondo Luca)
Appello promosso dalla Segreteria Provinciale FIMP
( Federazione Italiana Medici Pediatri ) di Modena



L'art. 32 della Costituzione Italiana sancisce come diritto fondamentale dell'individuo il diritto alla tutela della salute e garantisce agli indigenti il diritto alle cure gratuite, anche nell'interesse della collettività.
Il DL 286/ 98 all'art. 35 prevede la gratuità delle cure urgenti ed essenziali anche agli stranieri non iscritti al SSN, privi di permesso di soggiorno, e privi di risorse economiche e non prevede nessuna segnalazione, salvo i casi di obbligatorietà di referto, come per i cittadini italiani.

La Lega Nord - Padania ha presentato attraverso 5 Senatori un emendamento che prevede l'abrogazione del comma 5 dell'art. 35 e abolisce la gratuità della prestazione urgente ed essenziale agli stranieri non iscritti al SSN e privi di risorse economiche, e propone inoltre l'obbligo per le autorità sanitarie di segnalarli all'autorità competente.

I Pediatri di libera scelta aderenti alla FIMP ( Federazione Italiana Medici Pediatri ) operanti nel SSN, sottoscrittori di questo appello,
ritengono gravissimo tale emendamento che finirebbe per respingere in sacche di esclusione la popolazione più indigente e ne richiedono il ritiro :
esso non è soltanto la negazione di un diritto costituzionalmente sancito, ma costituisce anche un pericolo per la tutela della salute della collettività, per la mancata cura di patologie anche gravi, con conseguente rischio di diffusione e rappresenta inoltre un pericoloso passo legislativo verso l'abolizione del diritto alla cura.
Ritengono inoltre che la segnalazione all'autorità competente di un paziente indigente sia in aperto contrasto con il codice etico ordinistico al quale i medici debbono attenersi e di cui affermano il primato.
Denunciano con preoccupazione che tale emendamento priverà della assistenza sanitaria essenziale migliaia di bambini divenuti "per Decreto invisibili e senza diritti" in totale contrasto con la Convezione ONU sui diritti del fanciullo e richiedono che lo Stato Italiano firmatario con L. 176/91 della Convenzione ONU di New York del 20.11. 1989 sui diritti del fanciullo garantisca ad ogni minore straniero il pieno diritto di usufruire delle prestazioni mediche pediatriche a prescindere dalla regolarità del soggiorno.
Richiedono quindi a tutti i colleghi Pediatri, a tutti i Medici, agli Operatori Sanitari e a tutti i Cittadini Italiani ai quali stanno a cuore i fondamenti dello stato sociale e la solidarietà di sottoscrivere questo appello.

Firma anche tu


Firma anche tu!

mercoledì 26 novembre 2008

Oltre, oltre la guerra: la prosperità del genere umano



L'ideale della pace mondiale sta assumendo una forma e una sostanza tali che nessuno avrebbe potuto immaginare dieci anni or sono. Ostacoli che per lungo tempo erano parsi inamovibili sono crollati sul cammino dell'umanità; conflitti apparentemente inconciliabili hanno incominciato a cedere a processi di consultazione e risoluzione; si sta facendo strada la volontà di contrastare le aggressioni militari con azioni internazionali unificate. L'effetto è stato di risvegliare nelle masse dell'umanità e in molti leader del mondo una speranza sul futuro del pianeta che si era quasi spenta. In tutto il mondo, enormi energie intellettuali e spirituali stanno cercando di farsi strada, energie la cui crescente pressione è direttamente proporzionale alle frustrazioni degli ultimi decenni. Dappertutto si moltiplicano segni che denotano che i popoli della terra vogliono mettere fine al conflitto, alla sofferenza e alla devastazione da cui ormai nessun paese è immune. Queste emergenti spinte verso il cambiamento devono essere colte e indirizzate verso il superamento delle ultime barriere che impediscono la realizzazione dell'antico sogno della pace globale. Lo sforzo di volontà che questo compito richiede non può essere evocato da semplici inviti ad agire contro gli innumerevoli malanni che affliggono la società. Dev'essere stimolato da una visione della prosperità umana nel vero senso della parola, da una presa di coscienza delle possibilità di benessere materiale e spirituale che sono ora a portata di mano. Ne devono beneficiare tutti gli abitanti del pianeta indistintamente, senza imposizioni di condizioni estranee alle mete fondamentali di tale riorganizzazione delle faccende umane. La storia ha finora documentato l'esperienza di tribù, culture, classi sociali e nazioni. Con l'unificazione materiale del pianeta verificatasi in questo secolo e con il riconoscimento dell'interdipendenza di tutti coloro che lo abitano, sta ora per incominciare la storia dell'umanità intesa come un solo popolo. Il lungo e lento incivilimento del carattere umano è stato uno sviluppo sporadico, ineguale e, come tutti ammettono, iniquo nei vantaggi materiali che ha conferito. E tuttavia, dotati di tutta la ricchezza della varietà genetica e culturale che si è sviluppata nel corso delle ere passate, gli abitanti della terra sono ora sfidati ad attingere al loro retaggio collettivo per assumersi, consapevolmente e sistematicamente, il compito di disegnare il proprio futuro. E` illusorio supporre di poter formulare la visione del prossimo stadio del progresso della civiltà senza un meticoloso riesame degli atteggiamenti e dei presupposti sui quali le concezioni dello sviluppo sociale ed economico attualmente si fondano. E` ovvio che tale ripensamento dovrà occuparsi di questioni pratiche di indirizzi politici, di utilizzazione delle risorse, di procedure di pianificazione, di metodologie applicative e di organizzazione. Ma ben presto emergeranno questioni fondamentali, relative alle mete a lungo termine da perseguire, alle strutture sociali necessarie, alle implicazioni di alcuni principi di giustizia sociale ai fini dello sviluppo e alla natura e al ruolo del sapere nel produrre cambiamenti permanenti. In verità, questo riesame sarà costretto a cercare un'ampio consenso sulla comprensione della stessa natura umana. Tutte queste questioni concettuali e pratiche possono essere discusse seguendo due indirizzi. E per l'appunto secondo questi due indirizzi esamineremo, nelle prossime pagine, il tema di una strategia per lo sviluppo globale. Il primo riguarda le prevalenti convinzioni sulla natura e sullo scopo del processo dello sviluppo, il secondo il ruolo in esso assegnato ai vari protagonisti. I presupposti che informano la maggior parte dell'attuale pianificazione dello sviluppo sono essenzialmente materialistici. Vale a dire, lo scopo dello sviluppo è definito in termini di proficua promozione in tutte le società di quei mezzi per il conseguimento del benessere materiale che, attraverso tentativi ed errori, sono giunti a caratterizzare alcune regioni del mondo. In verità qualcosa sta cambiando nel discorso sullo sviluppo, per venire incontro alle diversità delle culture e dei sistemi politici e in risposta agli allarmanti pericoli creati dal degrado ambientale. Ma i presupposti materialistici di base restano sostanzialmente incontestati. Al volgere del ventesimo secolo, non è più possibile credere ancora che le concezioni dello sviluppo sociale ed economico alle quali la visione materialistica della vita ha dato origine siano in grado di rispondere ai bisogni dell'umanità. Le ottimistiche previsioni sui cambiamenti che esse avrebbero dovuto produrre sono sfumate nel crescente abisso che separa il livello di vita di un'esigua minoranza, che va relativamente restringendosi, dalla povertà che affligge la stragrande maggioranza della popolazione mondiale. Questa crisi economica senza precedenti, assieme al dissesto sociale che ha contribuito a generare, rispecchia un grave errore concettuale sulla natura umana. Infatti il livello della risposta suscitata negli esseri umani dagli incentivi dell'ordine prevalente non solo sono insufficienti, ma sembrano quasi insignificanti di fronte agli eventi mondiali. Questo dimostra che, se lo sviluppo della società non troverà uno scopo che trascenda il puro e semplice miglioramento delle condizioni materiali, non si riuscirà a raggiungere neppure queste mete. Quello scopo dev'essere ricercato in dimensioni e motivazioni spirituali della vita che trascendono un panorama economico in continua trasformazione e la divisione artificialmente imposta delle società umane in «sviluppate» e «in via di sviluppo». Se lo scopo dello sviluppo viene ridefinito, diventa anche necessario riesaminare i presupposti del corretto ruolo dei protagonisti del processo. Il ruolo cruciale del governo, a tutti i livelli, non richiede elaborazione. Ma le future generazioni troveranno quasi incomprensibile il fatto che, in un'èra che rende omaggio a una filosofia egalitaria e ai relativi principi democratici, la pianificazione dello sviluppo possa considerare le masse dell'umanità essenzialmente come recipienti di benefici erogati dall'assistenza e dall'istruzione. Sebbene il concetto della partecipazione sia accettato in linea di principio, le possibilità di decisionalità lasciate alla maggior parte dei popoli del mondo sono nel migliore dei casi secondarie, limitate a una gamma di scelte formulate da organismi cui essi non hanno accesso e condizionate da mete spesso inconciliabili con la loro percezione della realtà............