mercoledì 24 giugno 2009

"Io sono Haleh Rouhi, una prigioniera baha'ì"


May 21, 2009 - IRAN -

"Con assoluta sincerità, ho viaggiato per un anno in un distretto vicino a Shiraz, noto con il nome Sahl-Abad, per aiutare un piccolo gruppo di residenti derelitti, sperando di portare gioia a un cuore, confortare un'anima e aiutare uno spirito debole.
Un giorno, mentre guidavo da sola in macchina verso la casa, sono stata fermata e arrestata dalle autorità islamiche. Quando chiesi del mandato dell'arresto, ricevetti una dura reazione, e fui tenuta in custodia senza vedere nessun mandato. Nello stesso giorno, alcuni miliziani islamici, comparvero di fronte alla mia casa mentre mia madre era sola. Forzarono la loro strada entrando, presero tutti i miei effetti personali e tutte le foto di famiglia. Fino ad oggi nessuna di queste cose sono state restituite.
Sono stata interrogata per 28 giorni nel centro detenzione del ministero dei servizi segreti. Durante l'intero processo, spiegai con grande onestà tutte le attività nelle quali eravamo impegnati. Nuovamente, nelle procedure della corte, spiegai chiaramente in dettaglio tutte le attività umanitarie che eseguivamo in rispetto di ciò che il giudice aveva assegnato al mio caso. In ottobre 2007, dopo la conclusione delle interrogazioni, la sentenza fu l'imprigionamento per quattro anni. Non potevo credere a quello che sentivo. Mi appellai, chiesi una revisione del mio caso e della pena a mio carico. Mentre aspettavo il risultato, sono stata convocata per telefono all'ufficio del ministero dei servizi segreti. Appena arrivata, sono stata portata in una cella e due giorni dopo, mi fu detto: "Sei qui per scontare i termini della galera e resterai qui per quattro anni." Oggi passano 18 mesi da quel giorno. In questi mesi: Sono stata privata del contatto con gli altri prigionieri e mi è stata negata persino una vita sociale alla quale gli altri prigionieri hanno diritto. Ho diritto soltanto ad una visita di 5 minuti ogni settimana, alla mia famiglia.
Ai prigionieri è permesso un contatto quotidiano telefonico con le loro famiglie; comunque, questo mi è negato. Per i primi 8 mesi, sono stata privata persino di avere un libro. I prigionieri hanno diritto al congedo familiare, ne hanno 5 giorni per ogni 25 di imprigionamento. La licenza è diventata una lotta per me e la mia famiglia. Per nessuna valida ragione, e per molto tempo, i servizi segreti e il tribunale obbligarono mia famiglia ad andare da un ufficio governativo ad un altro, prima di avere finalmente un congedo. Tra i miei congedi passano normalmente 3 o 4 mesi, qualche volta anche di più.
Per rinnovare il mio congedo familiare, siamo costretti a spendere ore e ore nei tribunali con la speranza di ottenere un aggiunta di 5 giorni o una settimana. I prigionieri devono stare in cella, ma io sono trattenuta in un centro detenzione che è normalmente usato per le questioni iniziali. La mia cella non ha nessuna apertura, il mio pasto viene lasciato dietro la porta. Se ho bisogno di uscire dalla cella, non è possibile. Devo passare l'intera giornata in un'area confinata.
Ogni volta che vengo portata fuori, sono bendata. Ho il permesso di uscire dalla cella ogni giorno per 10 o 20 minuti, in un area adiacente, senza tetto, per l'aria fresca. Anche il tempo di questa breve pausa è a discrezione della guardia; non c'è nessuna possibilità di prolungare questi pochi minuti. Una pausa di 10 minuti è sufficiente per un prigioniero che è tenuto 24 ore al giorno in una cella chiusa? Oggi, se io sono una prigioniera, trattatemi come tale.
Se io sono una prigioniera, portatemi in una prigione, lasciatemi prendere aria fresca, lasciatemi l'accesso a un telefono, lasciatemi avere contatto con gli altri, lasciatemi avere la stessa vita sociale e i diritti che spettano agli altri prigionieri, ecc. Le organizzazioni che hanno in carico l'ispezione le prigioni includono anche questo centro di detenzione (chiamato plock 100) nella loro lista delle prigioni? L'organizzazione per le prigioni accetta le condizioni di questo centro di detenzione nel quale io sono tenuta come prigioniera? L'organizzazione accetta il centro di detenzione come una prigione?
Firmato Haleh Rouhi

sabato 16 maggio 2009

Comunicato stampa pubblicato dalla Bahá’í International Community sulla situazione dei 7 Bahá’í in prigione in Iran

venerdì 15 maggio 2009
BAHÁ’Í INTERNATIONAL COMUNITY United Nations Office
866 United Nations Plaza, Suite 120, New York, NY
10017 USA
Telephone: 212-803-2500, Fax: 212-803-2566, Email: uno-nyc@bic.org

COMUNICATO STAMPA
Nell’anniversario dell’arresto i dirigenti bahá’í iraniani potrebbero affrontare una nuova accusa NEW YORK (12 maggio 2009) –
Giovedì prossimo ricorre l’anniversario dell’arresto dei sette dirigenti bahá’í attualmente detenuti in Iran. Dopo un anno di carcere senza un’imputazione formale o alcuna possibilità di accedere al loro legale, Shirin Ebadi, su di loro pendono ora nuove, gravissime accuse.
«A dispetto della loro ovvia innocenza e delle molte richieste di immediata liberazione, questi sette uomini e donne sono stati tenuti in un limbo legale per un anno, contro tutti i criteri internazionali dei diritti umani», ha detto Bani Dugal, il principale rappresentante della Bahá’í International Community presso le Nazioni Unite.
«Inoltre le loro famiglie sono state recentemente informate di una possibile nuova imputazione, “diffondere corruzione sulla terra”, in persiano “Mofsede fel-Arz”, un’accusa che secondo il codice penale della Repubblica Islamica dell’Iran può comportare la pena di morte», ha detto la signora Dugal.
«La sequenza degli eventi legati alla loro detenzione mostra una spudorata parodia di giustizia. Pur essendo stati sottoposti ad approfonditi interrogatori, sono passati sette mesi prima che fosse comunicato loro un solo pretesto per la loro detenzione.
L’11 febbraio 2009 la Iranian Student’s News Agency (ISNA) ha detto che il sostituto procuratore di Teheran, Hassan Haddad, ha dichiarato che le indagini contro questi individui erano finite, che «la prossima settimana il caso» sarebbe stato «presentato al Tribunale rivoluzionario per la condanna» e che i dirigenti bahá’í erano stati accusati di «spionaggio a favore di Israele, insulti contro la santità della religione e propaganda contro la repubblica islamica».
Le proteste internazionali espresse dai governi e dalla società civile sono state immediate e generali e pertanto le autorità iraniane hanno rivisto la propria posizione.«Ora, circa tre mesi dopo che le indagini sembravano concluse, corre voce che si sia aggiunta una nuova ingiusta imputazione.
L’accusa di diffondere corruzione è stata usata contro alcuni bahá’í che sono stati giustiziati negli anni immediatamente successivi alla rivoluzione islamica.
Che vi si sia ricorso in questo caso è un’ulteriore dimostrazione del fatto che le accuse delle autorità contro queste persone si basano su una palese persecuzione religiosa.
Questa azione contro la dirigenza bahá’í rispecchia il recente forte inasprimento della persecuzione da parte del governo dell’intera comunità bahá’í iraniana che conta oltre 300 mila membri.
«L’imminente anniversario del loro arresto è un’importante pietra miliare e noi chiediamo alla comunità internazionale di ribadire ancora una volta nei termini più decisi la richiesta della loro immediate liberazione o, almeno, di un processo giusto e pubblico che rispetti i criteri della giustizia internazionale», ha detto la signora Dugal.
La signora Dugal ha anche osservato che il Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha spesso parlato dell’importanza della «giustizia» e della «dignità umana» e della «instaurazione di un sistema mondiale giusto», come quando il mese scorso ha parlato durante la Conferenza ONU di revisione di Durban a Ginevra.
«Com’è possibile prendere sul serio gli inviti alla giustizia dei leader politici iraniani nell’ambito internazionale quando essi non garantiscono la giustizia ai loro cittadini? In Iran si ignorano ordinariamente diritti umani su cui tutti sono d’accordo, non solo nel caso dei bahá’í ma anche nel caso di donne, giornalisti e altri che chiedono solo dignità e giustizia», ha detto la signora Dugal.
I sette dirigenti sono la signora Fariba Kamalabadi, il signor Jamaloddin Khanjani, il signor Afif Naeimi, il signor Saeid Rezaie, la signora Mahvash Sabet, il signor Behrouz Tavakkoli e il signor Vahid Tizfahm. Tranne uno, sono stati tutti arrestati il 14 maggio 2008 nelle loro case a Teheran. La signora Sabet è stata arrestata il 5 marzo 2008 mentre si trovava a Mashhad.
Per ulteriori informazioni vedasi: http://news.bahai.org/

sabato 25 aprile 2009

non aveva mai sentito parlare della Fede Bahà'ì, ma lei è stata incuriosita!!




Jordan Dez loved worshipping at her big, white-steepled Connecticut church. She felt embraced by the liberal United Church of Christ congregation of her youth. It felt natural and right and fit in with her sense of God's love. She was baptized at 13 because, as she says, everyone around was a Christian.

That was her religious cocoon.

Yet, like many others of her generation, the 27-year-old Dez began in college to seek spirituality beyond the borders of traditional Christianity. While studying anthropology and Spanish at the University of Connecticut, she tried yoga, Buddhism and other Eastern faiths.

During graduate work at the School for International Training in Vermont, she met a handsome, brilliant Iranian

Jorden Dez, right, studies about teaching Bahai to children with Katie Danner, both of Salt Lake City, and other followers. (Jim Urquhart/The Salt Lake Tribune)student. He was a Bahai.

Jordan Dez had never heard of Bahais, but she was intrigued. There was no lightning moment when her husband-to-be described his faith, and he wasn't pushy about it. As they courted, though, she found herself increasingly attracted to the Persian-born faith that preaches love for all humanity and God's unfolding revelations down through the centuries.

"The guiding principle is unity and that was what I already believed. It spoke to me organically without any work," Dez says now. "It felt like home to me. It was natural to my personality."

She fell in love, she says, with the Bahai emphasis on gender equality as well as its preaching of harmony among various ethnic and religious groups. She appreciated its acceptance of prophets from different traditions, including Abraham, Moses, Jesus, Mohammed and Zoroaster, as well as two uniquely Bahai "messengers," known as the Bab and Baha'u'llah.

"God is God," Dez says. "And God will not leave us alone. More prophets are coming in the progression of humanity."

In November, after two years of study, Dez signed a "card," expressing her commitment to lead a Bahai life. That's all it took for her to be identified with the faith.



Now prayer and study are a daily part of her life, she says.

She finds answers and guidance to every possible human conflict in the "ocean of Bahai writings." She attends the local feast every 19 days, and works hard to implement its teachings about kindness, tolerance and love.

Yet Dez has made no big pronouncements about her newfound religion to her parents. When she visited at Christmas, she celebrated the birth of Jesus with them at their UCC church.

"I didn't have to give up anything to be a Bahai," she says. "I wasn't dissatisfied with Christianity. Everything I loved and believed, I still do."

She and her husband plan to raise their daughter, due to arrive around the first of August, in the faith. Dez will study Bahai teachings and Farsi, Iran's major language, along with her baby. But their religious experience will, no doubt, be different. Baby will be born in the faith, while Dez came to it as an adult.

And, if at 15 or so, Baby Dez chooses another path, that's fine with her mother. "My heart would be open to whatever she chooses."

pstack@sltrib.com

domenica 5 aprile 2009

Minacce ai cittadini di religione Baha’i in Egitto

Minacce ai cittadini di religione Baha’i in Egitto
Pubblicato da fidest su Sabato, 4 Aprile 2009

L’Associazione per i popoli minacciati (APM) si è rivolta oggi al governo egiziano per chiedere la protezione della piccola minoranza religiosa dei Baha’i dai continui attacchi dei musulmani radicali e per permettere il ritorno nelle proprie case dei Baha’i che sono dovuti fuggire. Precedentemente era stato reso noto che che musulmani radicali avevano appiccato il fuoco a quattro case di cittadini Baha’i nel villaggio di al-Shoraniya im nel distretto di Sohag, nell’Alto Egitto. Inoltre le operazioni di spegnimento del fuoco sono state impedite da gruppi di facinorosi. Gli edifici sono andati completamente distrutti, secondo quanto riportato dal Centro per i diritti umani del Cairo.Secondo queste informazioni il fuoco sarebbe stato appiccato già lunedì e martedì scorso, dopo che una emittente locale aveva trasmesso un film in cui i Baha’i venivano accusati di “impurità e contrarietà al buon costume dell’islam”.I 30 Baha’i che vivevano ad al-Schoraniya sono fuggiti. Anche se la polizia era stata allertata, non ha fatto nulla per proteggere il gruppo appartenente a questa piccola minoranza. Gli agenti hanno semplicemente allontanato gli aggressori dalle strade. Nessuno di loro è stato arrestato. Anche in passato i Baha’i in questo villaggio erano stati spesso oggetto di attacchi. Tuttavia le autorità non hanno mai intrapreso alcuna indagine al riguardo. La religione Baha’i è nata nel nel XIX secolo in Iran, sviluppata dal suo fondatore Baha’ullah a partire dall’Islam sciita. Essa conta oggi circa 7,7 milioni di seguaci. In Egitto vivono solo circa 2.000 Baha’i. In questi ultimi anni gli adepti di questa religione hanno tentato di far riconoscere legalmente il diritto al riconoscimento e al libero esercizio della propria religione. I recenti attacchi alla loro comunità hanno distrutto ogni speranza di migliorare la loro situazione.
Link

sabato 28 marzo 2009

In occasione del capodanno iraniano, Barack Obama apre alla distensione





Washington - 21 marzo 2009 - «Superiamo trent'anni di conflitti». È quanto ha promesso all'Iran il presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, in un videomessaggio diretto ai dirigenti iraniani in occasione del Naw Ruz: il capodanno del calendario iraniano.






Questo il testo integrale del discorso del Presidente U.S.A. Barack Obama. “Oggi voglio fare avere i miei migliori auguri a tutti coloro i quali celebrano il Naw Ruz in tutto il mondo. Questa festa è insieme un antico rituale e un momento di rinnovamento, ed io spero che voi possiate godere di questo momento particolare dell’anno con i vostri amici e familiari.In particolare vorrei parlare direttamente al popolo e ai leader della Repubblica islamica dell’Iran. Nowruz è solo una parte della vostra grande e celebrate cultura. Durante molti secoli la vostra arte, la musica, la letteratura e l’innovazione hanno creato un mondo migliore e più bello. Qui negli Stati Uniti la nostra comunità è stata favorita dal contributo degli Iraniano-Americani: sappiamo che voi siete una grande civiltà, e i vostri risultati hanno guadagnato il rispetto degli Stati Uniti e del mondo.Per quasi tre decenni le relazioni fra i nostri due paesi sono state tese, ma durante questa festa ci viene ricordato del comune destino che ci tiene legati insieme. Voi celebrerete il vostro Nuovo Anno nello stesso modo in cui noi americani ricordiamo le nostre feste, radunandosi in famiglia e con gli amici, scambiandosi doni e racconti, guardando al futuro con un rinnovato senso di speranza.Queste celebrazioni custodiscono la promessa di un nuovo giorno, di nuove opportunità per i nostri figli, di sicurezza per le nostre famiglie, progresso per le nostre comunità e pace tra le nazioni. Sono speranze condivise, sono sogni comuni. Per questo in questa stagioni di nuovi inizi vorrei parlare chiaramente ai leader iraniani. Tra di noi esistono serie divergenze che si sono accresciute col tempo. La mia amministrazione si è impegnata a una diplomazia che risponda a tutte le questioni aperte tra di noi, per costruire legami costruttivi fra gli Stati Uniti, l’Iran e la comunità internazionale. Questo processo non andrà avanti fra minacce. Noi vogliamo invece un impegno che sia onesto e fondato sul rispetto reciproco.Voi avete una scelta. Gli Stati Uniti vogliono che la Repubblica islamica dell’Iran assuma il suo giusto posto nella comunità delle nazioni. Voi avete quel diritto - ma questo comporta anche delle responsabilità, quel posto non può essere conquistato attraverso l’uso delle armi o del terrorismo, ma piuttosto con azioni pacifiche che dimostrino la vera grandezza del popolo e della civiltà iraniana. La misura di questa grandezza non è quella di distruggere, è la vostra consolidata capacità di costruire e di creare.

Per questo in occasione del Nuovo Anno, voglio che voi, il popolo e i leader dell’Iran, possiate guardare al futuro che noi vogliamo. E’ un futuro di scambi rinnovati fra i nostri popoli, con maggiori opportunità di partnership e commercio. E’ un futuro in cui le vecchie divisioni sono superate, in cui voi, I vostri vicini e in generale il mondo possiate vivere con maggiore sicurezza, in pace.So che tutto questo non sarà raggiunto facilmente, ci sono coloro i quali insistono che le nostre relazioni continuino ad essere segnate dalle nostre differenze. Ma ricordiamoci delle parole che il poeta Saadi pronunciò tanti anni fa: “I figli di Adamo sono membri uno dell’altro, essendo stati creati in un’unica essenza”.Con l’arrivo di una nuova stagione ci viene ricordata la preziosa umanità che noi tutti condividiamo. E noi ancora una volta invochiamo questo spirito mentre facciamo la promessa di un nuovo inizio. Grazie e Eid-eh Shoma Mobarak”.

lunedì 16 marzo 2009

I Bahà'ì in Iran continuano ad essere perseguitati .........




"IL BENESSERE DELL'UMANITA', LA SUA PACE E SICUREZZA SONO IRRAGIUNGIBILI A MENO CHE E FINCHE' LA SUA UNITA' NON SIA SALDAMENTE STABILITA." -





Cos'è la Fede Bahá'í?



"La Fede Bahá'í afferma l'unità di Dio, riconosce l'unità dei Suoi Profeti, e asserisce il principio dell'unità e interezza dell'intera razza umana. Essa proclama la necessità e la inevitabilità della unificazione dell'umanità."



Chi è Bahá'u'lláh?



Bahá'u'lláh è il Messaggero di Dio per questa era e il Promesso di tutte le religioni. Egli ha sofferto 40 anni di prigionia e venne esiliato da Tehràn in Iran a Costantinopoli/Istambul e Adrianopoli/Edirne in Turchia fino ad 'Akkà in Terra Santa (www.bahai-faith.org/photos.html), ove Egli decedette nel 1892. Bahá'u'lláh significa "La Gloria di Dio".



"Questo è il giorno nel quale l'umanità può vedere il Viso, e udire la Voce, del Promesso ... davvero grande è questo Giorno! Le allusioni che si riferiscono ad esso in tutte le Sacre Scritture come del Giorno di Dio attestano la sua grandezza. L'anima di ogni Profeta di Dio, di ogni Messaggero Divino, è assetata di questo Giorno mirabile.



"Il Báb è il Precursore di Bahá'u'lláh. Egli è il Messaggero di Dio il Quale preparò le genti alla venuta di Bahá'u'lláh. Egli proclamò la Sua missione nel 1844 a Shiràz in Iran.Dopo sei anni di sofferenze e prigionia, Egli fù martirizzato.I Suoi seguaci furono perseguitati e più di 20.000 furono giustiziati. Il Báb significa "La Porta".



'Abdu'l-Bahá,



il figlio maggiore di Bahá'u'lláh, era il Modello degli insegnamenti di Bahá'u'lláh e venne designato quale unico Interprete dei Suoi Scritti. Egli pure soffrì in prigione con Bahá'u'lláh.


'Abdu'l-Bahá significa "Servo di Dio".



Quali sono gli insegnamenti della Fede Bahá'í?



Unità di Dio: "Non può esserci dubbio che i popoli del mondo, di qualsiasi razza o religione, traggono la loro ispirazione da una sorgente divina, e sono soggetti di un solo Dio.



"Unità delle Religioni" : Lo scopo della religione, com'è rivelato dal cielo del Volere benedetto di Dio, è quello di istituire unità e concordia fra i popoli del mondo."



"Ogni Rivelazione Divina è stata fatta discendere in una maniera che si confaceva alle circostanze dell'epoca nella quale era apparsa.""Sappi con certezza che in ogni Dispensazione la Luce della Divina Rivelazione è stata concessa agli uomini in proporzione diretta delle loro capacità spirituali."



"Sappi con certezza che l'essenza di tutti i Profeti di Dio è una e la medesima. La loro unità è assoluta. Dio il Creatore afferma: Non vi è distinzione alcuna fra i Portatori del Mio Messaggio.



"Unità dell'Umanità"



O Figli Degli Uomini! Non sapete perché Noi vi creammo tutti della stessa polvere? Affinché nessuno esaltasse se stesso sull'altro ... Poichè vi abbiamo creati tutti da una stessa sostanza, v'incombe d'essere appunto come un'anima sola ... affinchè dal vostro intimo essere, mercé il vostro operato e le vostre azioni, possano manifestarsi i segni dell'unicità e l'essenza della rinunzia."



"Voi siete tutti foglie di uno stesso albero e gocce di uno stesso oceano."



"Siate come le dita di una mano, i membri di un corpo."



"La Religione deve essere la Causa di Amore e Affetto"



La religione deve unire tutti i cuori e far sì che guerre e controversie spariscano dalla faccia della terra, far nascere la spiritualità, e portar vita e luce a ogni cuore. Se la religione diviene causa di avversione, odio e divisione, sarebbe meglio che non ci fosse, e il ritirarsi da tale religione sarebbe un'azione veramente religiosa.



"Eliminazione di Pregiudizi"



... i pregiudizi religiosi, razziali, nazionali e politici, sono tutti sovvertitori delle fondamenta della società umana, tutti portano a spargimento di sangue, tutti portano alla rovina dell'umanità. Fino a che essi perdurano, il timore della guerra continuerà."

venerdì 13 marzo 2009

L'AUSTRALIA, IL CANADA, IL BRASILE, LA GERMANIA, ... CONTRO LE PERSECUZIONI IN IRAN. E L'Italia?!

giovedì 19 febbraio 2009
Jenna DAL CANTO
19/02/2009 1:00:00 AM
Il governo australiano è ''profondamente preoccupato'' per la notizia che sette capi della comunità Baha'i iraniana sono stati accusati di spionaggio per Israele, insulti all'Islam e per la distribuzione di propaganda anti-Iran.
I sette, se trovati colpevoli, possono essere processati da una Corte rivoluzionaria prevista per questa settimana.


foto: un padre e figlio baha'i (a sinistra) in catene dopo essere stati arrestati con altri bahá'í, è una fotografia scattata int0rno al 1896. Entrambi sono stati successivamente uccisi.



Il portavoce del Dipartimento degli Affari Esteri e del Commercio ha detto che la mancanza di causa giuridica processuale ''rende difficile credere che possano avere un processo equo''.
La comunità Baha'i australiano chiede l'immediata liberazione dei sette. ..
L'ambasciatore ianiano in Australia, Mahmoud Movahhedi, ha detto che tutti i governi hanno la responsabilità di mantenere l'ordine e consegnare alla giustizia i presunti autori dei reati.
Gli Stati Uniti, l'Unione Europea, la Gran Bretagna, la Germnia e il Brasile hanno rilasciato dichiarazioni di condanna del governo iraniano per il trattamento dei sette Baha'i arrestati.
http://www.canberratimes.com.au/news/national/national/general/dfat-concerned-over-fate-of-bahai-leaders/1438022.aspx
http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3674065,00.html
http://www.bahainews.ca/en/090217-government

domenica 15 febbraio 2009

Unità tra i popoli

mercoledì 28 gennaio 2009

martedì 27 gennaio 2009-Rappresentante Baha'i alla preghiera inaugurale del Presidente Obama


21 Gennaio 2009


Un rappresentante della Assemblea Spirituale Nazionale dei Baha'i degli Stati Uniti era presente tra il gruppo di leader religiosi invitati a partecipare Preghiera di Inaugurazione del Servizio presso il National Cathedral di Washington.
Il Presidente Barack Obama e la First Lady Michelle Obama, Vice President Joseph Biden e Dr. Jill Biden, così come l'ex presidente Bill Clinton e il senatore Hillary Rodham Clinton hanno partecipato al servizio di culto.
La partecipazione multi-devozionale ha sottolineato la giustizia, la fede e la diversità. Ms. Kit Bigelow, direttore degli affari esterni, ha partecipato a nome della Assemblea Spirituale Nazionale.

lunedì 29 dicembre 2008

Guardiamoli negli occhi

martedì 23 dicembre 2008

23 dicembre 2008 - Appello della Comunità internazionale Baha'i per la riapertura del centro dei diritti umani in Iran


GINEVRA - La Comunità Internazionale Bahá'í oggi espresso grave preoccupazione per la chiusura da parte del governo iraniano di Shirin Ebadi di difensori dei diritti umani nel centro di Teheran e ha invitato per la sua riapertura.

"La chiusura dell'Ufficio della signora Ebadi è un duro colpo ai diritti umani per l'intera l'Iran", ha detto Diane Ala'i, un rappresentante della Comunità Internazionale Bahá'í presso le Nazioni Unite a Ginevra.

"Il portavoce del ministero iraniano degli Affari Esteri ha indicato che il motivo della chiusura è che il Centro non ha alcuna licenza. Ma sarebbe una semplice questione di dare loro uno. In caso contrario, il fatto che il governo iraniano sarebbe chiudere l'ufficio del suo più famoso difensore dei diritti umani, che l'Iran è l'unico vincitore del Premio Nobel per la pace e la prima donna musulmana in modo riconosciuto, può essere percepita solo da tutto il mondo come ulteriore prova del fatto che il governo non ha alcun riguardo per i diritti e le libertà.

"Signora Ebadi ei suoi colleghi sono impegnati nella difesa dei numerosi individui e gruppi in Iran, e la chiusura del Centro di certo interferire con i loro sforzi e l'adeguatezza ostacolare la rappresentanza legale che essi si sono impegnati a fornire, "ha detto.

Tra coloro che vengono difesi dalla signora Ebadi e la sua organizzazione sono i sette leader Baha'i che sono attualmente detenuti senza capi d'imputazione nel carcere di Evin a Teheran. I sette sono stati arrestati nel marzo e maggio in un infausto spazzare che è stato ricorda di quando Baha'i leader negli anni 1980 sono stati arrotondati ed eseguiti.


"Indipendentemente dal tentativo contro i difensori dei diritti umani in Iran, la signora Ebadi ei suoi colleghi sono perseguire con coraggio il loro lavoro. Per il bene del paese, esortiamo le autorità iraniane a risolvere il problema amministrativo, e per consentire al Centro di riaprire immediatamente ", ha detto Ms Ala'i.


Tradotto con il traduttore di Google. Qui di seguito l'appello originale:

Baha’is call for reopening of human rights center in Iran
23 December 2008
GENEVA — The Baha'i International Community today expressed grave concern over the closing by the Iranian government of Shirin Ebadi’s Defenders of Human Rights Center in Tehran and called for its reopening.

“The closing of Mrs. Ebadi’s office is a blow to human rights for the whole of Iran,” said Diane Ala’i, a representative of the Baha'i International Community to the United Nations in Geneva.

“The spokesperson of Iran’s Ministry of Foreign Affairs has indicated that the reason behind the closure was that the Center has no license. But it would be a simple matter to give them one. Otherwise, the fact that the Iranian government would shut down the office of its most famous human rights defender, who is Iran’s only winner of the Nobel Peace Prize and the first Muslim woman so recognized, can only be perceived by the world at large as further evidence that the government has no regard for rights and freedoms.

“Mrs. Ebadi and her colleagues are engaged in defending numerous individuals and groups in Iran, and the closure of the Center will certainly interfere with their efforts and impede the adequate legal representation that they are committed to providing,” she said.

Among those being defended by Mrs. Ebadi and her organization are the seven Baha'i leaders who are currently being held without charge in Evin prison in Tehran. The seven were arrested in March and May in an ominous sweep that was reminiscent of when Baha'i leaders in the 1980s were rounded up and executed.

”Regardless of the attempts against human rights defenders in Iran, Mrs. Ebadi and her colleagues are courageously pursuing their work. For the good of the country, we call upon the Iranian authorities to resolve the administrative issue, and to allow the Center to reopen immediately,” said Ms. Ala’i.

sabato 13 dicembre 2008

Due musicisti Jazz americani, appartenenti alla Fede Bahà'ì, gli autori delle canzoni ai giochi Olimpici 2008 inneggianti alla Unità del Genere Umano

Hanno messo insieme la loro conoscenza della musica cinese, samba brasiliana e Jazz americano per scrivere una delle canzoni che è stata usata nei giochi Olimpici di Pechino.

Il Pezzo “Bejing Olympics Hao Yuing (Buona Fortuna)” composto da Phil Morrison e Keith Williams, e’ stato uno dei soli 30 lavori scelto nella fase finale di una competizione sponsorizzata dal Comitato Olimpico di Pechino.La lirica recita: ‘Venite ad unirvi a noi nella famiglia umana’
La lirica della loro canzone trasmette alcuni principi della Fede Baha’i: “La terra celebrera’ una sola famiglia umana per l’unita’ del mondo.”, “Promuovere pace ed amicizia per tutti - il mondo si unirà - noi ne apriremo le porte.”


Il Sig. Morrison, un basso e compositore ha lavorato tutta la sua vita come musicista prima nella sua nativa citta di Boston e piu’ tardi viaggiando per il mondo. Ha suonato per circa 5 anni con il gruppo di Freddy Cole (Fatello minore di Nat King Cole) suonando spesso in Brasile. Egli vive ora a Brunswick, Georgia, Stati Uniti.

Il Sig. William, originario di San Francisco e’ un cantante, pianista, compositore ed arrangiatore, laureatosi nell’università di musica di Berklee di Boston. Egli ha suonato con Dizzy Gillespie e Lionel Hampton, e per cinque anni aveva il suo Trio ad Atlanta. Anch’egli vive a Brunswick.


Il testo in lingua inglese e’ il seguente:

Beijing Hao Yuing Beijing
Hao Yuing Beijing Hao Yuing
Ahr Ling Ling Bah
Beijing Hao Yuing
Beijing Olympics - In two thousand
eight
We’ll welcome all the nations to China.
Just one human family - The earth
will celebrate For World Unity -
There’s nothing
finer

Beijing Olympics - In two thousand eight
Promoting peace and friendship for all
The world will come together -
we’ll open up the gate
Come in and see the Great China Wall
Raise the banner - hear the call
Prepare for victory
The stage is set
For all the world to see

Beijing Olympics - In two thousand eight
You can feel that spirit in the air
Friendly competition from every
nation state.
A gift from China for the world to
share
One human family - the earth will
celebrate
This gift from China for the world to
Share
Beijing Haoyuing
BeijingHaoyuing Beijing …ahr ling ling bah
Beijing Haoyuing

domenica 7 dicembre 2008

60 ° anniversario della Dichiarazione dei diritti umani

sabato 6 dicembre 2008

Armato col Potere dei Suoi Nomi ....niente potrà mai ferirmi

sabato 29 novembre 2008

La stupidità del capitalismo e di chi gli porge le mani

Quando avranno inquinato l'ultimo fiume, abbattuto
l'ultimo albero, preso l'ultimo bisonte, pescato l'ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non potere mangiare il denaro accumulato nelle loro banche.

Firmiamo per il Darfur

Per la prima volta in Italia, a Roma, il 26 Aprile 2007, in contemporanea con circa cinquanta Paesi nel mondo, si è svolto il GlobalDay for Darfur, grazie all'impegno di Italians for Darfur che ha riunito intorno al Darfur associazioni e forze politiche giovanili.

Il conflitto in Darfur, nell'arco di quattro anni, ha provocato non meno di 300.000 morti, e ha costretto almeno due milioni di persone alla fuga, destinandole ad una vita da sfollati sia all'interno del Sudan, sia nei campi profughi in Ciad, circostanza che di fatto ha allargato il conflitto anche a questo paese confinante. Solo assicurando ai cittadini italiani una corretta e completa informazione, possiamo sperare che le istituzioni si mobiliteranno, in tempi utili, per trovare una soluzione al conflitto in corso. Dal Gennaio 2007 l'Italia siede al Consiglio di Sicurezza ONU come membro non permanente e presiede, nella persona dell' On. Marcello Spatafora, ambasciatore dell'Italia presso l'ONU, la commissione per le sanzioni contro il Sudan .
Ci aspettiamo quindi che il nostro Paese si adoperi al massimo per porre la questione del conflitto in Darfur all'ordine del giorno della Comunità Internazionale.
Firma l'appello anche tu

venerdì 28 novembre 2008

La salute è uguale per tutti

Curare gli indigenti, soprattutto i bambini, è un dovere deontologico per tutti i medici, ma è un imperativo etico per un paese civile.
Non cancelliamo con un decreto un diritto costituzionale
…." chi di questi ti sembra stato il prossimo di colui che fu ferito dai briganti ?"
Quello rispose "chi ha avuto compassione e si è preso cura di lui"
ed Egli disse "va e fa anche tu lo stesso" (Vangelo secondo Luca)
Appello promosso dalla Segreteria Provinciale FIMP
( Federazione Italiana Medici Pediatri ) di Modena



L'art. 32 della Costituzione Italiana sancisce come diritto fondamentale dell'individuo il diritto alla tutela della salute e garantisce agli indigenti il diritto alle cure gratuite, anche nell'interesse della collettività.
Il DL 286/ 98 all'art. 35 prevede la gratuità delle cure urgenti ed essenziali anche agli stranieri non iscritti al SSN, privi di permesso di soggiorno, e privi di risorse economiche e non prevede nessuna segnalazione, salvo i casi di obbligatorietà di referto, come per i cittadini italiani.

La Lega Nord - Padania ha presentato attraverso 5 Senatori un emendamento che prevede l'abrogazione del comma 5 dell'art. 35 e abolisce la gratuità della prestazione urgente ed essenziale agli stranieri non iscritti al SSN e privi di risorse economiche, e propone inoltre l'obbligo per le autorità sanitarie di segnalarli all'autorità competente.

I Pediatri di libera scelta aderenti alla FIMP ( Federazione Italiana Medici Pediatri ) operanti nel SSN, sottoscrittori di questo appello,
ritengono gravissimo tale emendamento che finirebbe per respingere in sacche di esclusione la popolazione più indigente e ne richiedono il ritiro :
esso non è soltanto la negazione di un diritto costituzionalmente sancito, ma costituisce anche un pericolo per la tutela della salute della collettività, per la mancata cura di patologie anche gravi, con conseguente rischio di diffusione e rappresenta inoltre un pericoloso passo legislativo verso l'abolizione del diritto alla cura.
Ritengono inoltre che la segnalazione all'autorità competente di un paziente indigente sia in aperto contrasto con il codice etico ordinistico al quale i medici debbono attenersi e di cui affermano il primato.
Denunciano con preoccupazione che tale emendamento priverà della assistenza sanitaria essenziale migliaia di bambini divenuti "per Decreto invisibili e senza diritti" in totale contrasto con la Convezione ONU sui diritti del fanciullo e richiedono che lo Stato Italiano firmatario con L. 176/91 della Convenzione ONU di New York del 20.11. 1989 sui diritti del fanciullo garantisca ad ogni minore straniero il pieno diritto di usufruire delle prestazioni mediche pediatriche a prescindere dalla regolarità del soggiorno.
Richiedono quindi a tutti i colleghi Pediatri, a tutti i Medici, agli Operatori Sanitari e a tutti i Cittadini Italiani ai quali stanno a cuore i fondamenti dello stato sociale e la solidarietà di sottoscrivere questo appello.

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mercoledì 26 novembre 2008

Oltre, oltre la guerra: la prosperità del genere umano



L'ideale della pace mondiale sta assumendo una forma e una sostanza tali che nessuno avrebbe potuto immaginare dieci anni or sono. Ostacoli che per lungo tempo erano parsi inamovibili sono crollati sul cammino dell'umanità; conflitti apparentemente inconciliabili hanno incominciato a cedere a processi di consultazione e risoluzione; si sta facendo strada la volontà di contrastare le aggressioni militari con azioni internazionali unificate. L'effetto è stato di risvegliare nelle masse dell'umanità e in molti leader del mondo una speranza sul futuro del pianeta che si era quasi spenta. In tutto il mondo, enormi energie intellettuali e spirituali stanno cercando di farsi strada, energie la cui crescente pressione è direttamente proporzionale alle frustrazioni degli ultimi decenni. Dappertutto si moltiplicano segni che denotano che i popoli della terra vogliono mettere fine al conflitto, alla sofferenza e alla devastazione da cui ormai nessun paese è immune. Queste emergenti spinte verso il cambiamento devono essere colte e indirizzate verso il superamento delle ultime barriere che impediscono la realizzazione dell'antico sogno della pace globale. Lo sforzo di volontà che questo compito richiede non può essere evocato da semplici inviti ad agire contro gli innumerevoli malanni che affliggono la società. Dev'essere stimolato da una visione della prosperità umana nel vero senso della parola, da una presa di coscienza delle possibilità di benessere materiale e spirituale che sono ora a portata di mano. Ne devono beneficiare tutti gli abitanti del pianeta indistintamente, senza imposizioni di condizioni estranee alle mete fondamentali di tale riorganizzazione delle faccende umane. La storia ha finora documentato l'esperienza di tribù, culture, classi sociali e nazioni. Con l'unificazione materiale del pianeta verificatasi in questo secolo e con il riconoscimento dell'interdipendenza di tutti coloro che lo abitano, sta ora per incominciare la storia dell'umanità intesa come un solo popolo. Il lungo e lento incivilimento del carattere umano è stato uno sviluppo sporadico, ineguale e, come tutti ammettono, iniquo nei vantaggi materiali che ha conferito. E tuttavia, dotati di tutta la ricchezza della varietà genetica e culturale che si è sviluppata nel corso delle ere passate, gli abitanti della terra sono ora sfidati ad attingere al loro retaggio collettivo per assumersi, consapevolmente e sistematicamente, il compito di disegnare il proprio futuro. E` illusorio supporre di poter formulare la visione del prossimo stadio del progresso della civiltà senza un meticoloso riesame degli atteggiamenti e dei presupposti sui quali le concezioni dello sviluppo sociale ed economico attualmente si fondano. E` ovvio che tale ripensamento dovrà occuparsi di questioni pratiche di indirizzi politici, di utilizzazione delle risorse, di procedure di pianificazione, di metodologie applicative e di organizzazione. Ma ben presto emergeranno questioni fondamentali, relative alle mete a lungo termine da perseguire, alle strutture sociali necessarie, alle implicazioni di alcuni principi di giustizia sociale ai fini dello sviluppo e alla natura e al ruolo del sapere nel produrre cambiamenti permanenti. In verità, questo riesame sarà costretto a cercare un'ampio consenso sulla comprensione della stessa natura umana. Tutte queste questioni concettuali e pratiche possono essere discusse seguendo due indirizzi. E per l'appunto secondo questi due indirizzi esamineremo, nelle prossime pagine, il tema di una strategia per lo sviluppo globale. Il primo riguarda le prevalenti convinzioni sulla natura e sullo scopo del processo dello sviluppo, il secondo il ruolo in esso assegnato ai vari protagonisti. I presupposti che informano la maggior parte dell'attuale pianificazione dello sviluppo sono essenzialmente materialistici. Vale a dire, lo scopo dello sviluppo è definito in termini di proficua promozione in tutte le società di quei mezzi per il conseguimento del benessere materiale che, attraverso tentativi ed errori, sono giunti a caratterizzare alcune regioni del mondo. In verità qualcosa sta cambiando nel discorso sullo sviluppo, per venire incontro alle diversità delle culture e dei sistemi politici e in risposta agli allarmanti pericoli creati dal degrado ambientale. Ma i presupposti materialistici di base restano sostanzialmente incontestati. Al volgere del ventesimo secolo, non è più possibile credere ancora che le concezioni dello sviluppo sociale ed economico alle quali la visione materialistica della vita ha dato origine siano in grado di rispondere ai bisogni dell'umanità. Le ottimistiche previsioni sui cambiamenti che esse avrebbero dovuto produrre sono sfumate nel crescente abisso che separa il livello di vita di un'esigua minoranza, che va relativamente restringendosi, dalla povertà che affligge la stragrande maggioranza della popolazione mondiale. Questa crisi economica senza precedenti, assieme al dissesto sociale che ha contribuito a generare, rispecchia un grave errore concettuale sulla natura umana. Infatti il livello della risposta suscitata negli esseri umani dagli incentivi dell'ordine prevalente non solo sono insufficienti, ma sembrano quasi insignificanti di fronte agli eventi mondiali. Questo dimostra che, se lo sviluppo della società non troverà uno scopo che trascenda il puro e semplice miglioramento delle condizioni materiali, non si riuscirà a raggiungere neppure queste mete. Quello scopo dev'essere ricercato in dimensioni e motivazioni spirituali della vita che trascendono un panorama economico in continua trasformazione e la divisione artificialmente imposta delle società umane in «sviluppate» e «in via di sviluppo». Se lo scopo dello sviluppo viene ridefinito, diventa anche necessario riesaminare i presupposti del corretto ruolo dei protagonisti del processo. Il ruolo cruciale del governo, a tutti i livelli, non richiede elaborazione. Ma le future generazioni troveranno quasi incomprensibile il fatto che, in un'èra che rende omaggio a una filosofia egalitaria e ai relativi principi democratici, la pianificazione dello sviluppo possa considerare le masse dell'umanità essenzialmente come recipienti di benefici erogati dall'assistenza e dall'istruzione. Sebbene il concetto della partecipazione sia accettato in linea di principio, le possibilità di decisionalità lasciate alla maggior parte dei popoli del mondo sono nel migliore dei casi secondarie, limitate a una gamma di scelte formulate da organismi cui essi non hanno accesso e condizionate da mete spesso inconciliabili con la loro percezione della realtà............

lunedì 24 novembre 2008

Tutte le agenzie del sociale, soprattutto i mezzi televisivi.........

Non passa giorno senza che si rinnovi l’elenco dei giovani caduti per uso ludico di sostanze stupefacenti. Tanti nomi che sfuggono oramai ad una pur fantasiosa nomenclatura chimica poiché per il moltiplicarsi aritmetico delle infinite varianti di laboratorio il compendio numerico è il solo a poterlo sensibilmente catalogare, come se le parole non fossero più sufficienti a contenerle e a tenere il passo di questa assillante necrogenesi. Una giovinezza in pasticche si aggira per le strade, si nutre all’ombra delle proprie case, srotola il canovaccio della propria scena ricorrente, per nulla originale. La ricerca di un sovrappiù, dell’eccesso, in ogni campo dell’impossibile, nel rischio, nella velocità, nell’uso di Internet, nella chimica…escluso, si intende, il campo del regolare, del possibile. Che la morte ci trovi vivi, scriveva Marcello Marchesi tempo fa e a pensarci sembra che siano passati molti più anni rispetto al vero ed innumerevoli, incalcolabili generazioni.
L’ironia e l’uso del paradosso giocavano allora la loro partita e producevano quella tiepida anestesia che incoraggiava e smitizzava paure e tabù. L’anestesia, la fuga dal dolore od un suo pur mite smorzamento paiono ancora oggi invalicabili costanti d’ogni generazione, ognuna, però, a coniugarle in modo differente.
Il ricorso all’anestesia corrisponde ad una innata esigenza dell’uomo, all’uso che vuol fare del suo vivere. Nel nostro attuale contesto sociale non paiono visibili quei segni storici che hanno drammaticamente segnato il passato. Non appaiono evidenti segnali di natura politica o religiosa. Invisibili scarificazioni semmai segnano la crescita di una generazione che forse non vuole crescere o più perniciosamente non vuole nascere. C’e’ una fase della vita nel suo più energico divenire che sfiata la sua forza durante l’adolescenza, sempre più lunga e che si attarda sempre più, mai paga di azioni e impreparata alle esperienze. La passione del rischio muove il suo ultimo colpo di coda su una generazione che frequentemente elabora contenuti e bisogni con travasi di chimica. Una memoria biblica testimonia l’uso dell’anestesia come atto di pietà, di compassionevole cura nei riguardi dei condannati a morte. Era, infatti, uso delle pie donne ebree offrire, lungo la via che conduceva al patibolo, una mistura inebriante di fiele e vino che smorzasse la coscienza del dolore e la memoria di sé. Sulla via della croce questa mistura venne offerta anche a Gesù il quale la rifiutò. Voleva vivere la sua esperienza di Figlio dell’uomo pienamente, compendiando la Buona Novella con una uscita dalla scena di questo mondo che segnasse paradossalmente la sua definitiva permanenza.
Ognuno riassume ciò che è, quale vuol essere, riempiendo di sé degli atti che se pienamente vissuti diventano esperienze. Ora non tutte le esperienze sono positive, benefiche od amabili tanto è che alcune è conveniente non ripeterle. Questa coscienza, il compattarsi delle esperienze, laicamente, o delle prove, cristianamente, rende possibile un cumularsi di svariate saggezze che si concentrano in un’unica saggezza e conoscenza di sé. Il valore di se stessi, patrimonio intimo ed individuale, merita un’educazione di gusto, per delle scelte ponderate ed anche tempestive. Costituisce un baluardo dell’educazione, della formazione delle persone che va avviato da subito, da sempre, per ogni essere umano. La dignità e l’autorevolezza di ogni sé costringono alla vera libertà, l’unica che può coniugare l’umanità possibile. Nelle nuove generazioni la famiglia e la scuola non bastano per questo atto pedagogico. Tutte le agenzie del sociale, soprattutto i mezzi televisivi, dovrebbero obbedire a questa esigenza di ordine etico e, soprattutto, noi dovremmo pretenderlo. Si arriva persino a pagare un canone RAI annuo per un servizio considerato impropriamente pubblico, ad appannaggio di pochi titolati vettori, ognuno dei quali tira il carro dei propri affari, ignorando le esigenze di un pubblico numeroso e fluttuante, formato anche e soprattutto da giovani di cui nessuno tiene più conto e la cui salvaguardia morale ed etica viene delegata alla sorte. I più fortunati, infatti, sono quelli che tal giorno, a tale ora, si sono risparmiati la pena di essere scandalizzati, perché semplicemente tenevano il televisore spento…Nessuno ha cura dei bambini, sottoposti ad una continuativa azione di turbamento, di violenza. Chi pagherà per queste responsabilità, chi sconterà questi peccati…?

AGRIGENTO Lì 10 settembre 2008
Patrizia Quattrocchi

sabato 15 novembre 2008

Quando i dogmi prendono il posto della Religione



Scazzottata tra monaci al “Santo Sepolcro”


Questa volta la rissa è scoppiata perché il timore dell’occupazione della roccaforte posta alle spalle della tomba di Gesù Cristo è stata contesa tra monaci armeni e greco-ortodossi.

Il Santo Sepolcro, il luogo Sacro per eccellenza e l’inviolabile sacralità di ciò che è sacer, tagliato ed inaccessibile all’indegno calpestio, secondo il credo e l’implicita pedagogia cristiana, sono stati ancora una volta, ancora di più, vergognosamente lesi.
Competizioni ataviche, gelosie rancorose ed amare scarificano il cristiano, il pellegrino, con un’apparizione ugualmente forte ma contraria all’antica folgorazione che toccò lo sguardo ancora cieco del primo Paolo, sulla via per Damasco.
Quale strada fisica, allora, è possibile delineare su un’improbabile cartina della pace? C’è il rischio, persino, che crolli il tetto della Cattedrale di Deir El Sultan perché queste tribali contese tra chi deve e chi non può ostano ogni possibilità di Buona azione, di doveroso, materiale intervento.
I lontani, i non credenti ed i pellegrini cercatori di Dio, cosa pensano, cosa hanno già pensato all’ombra di tanta ostentata barbarie.
Cosa pensano i giovani di questa negligente intolleranza?
La condivisione di un luogo, anzi, del luogo principe, invece che ingenerare la complice solidarietà che accomuna psicologicamente i salvati, ha partorito il rabbioso risentimento degli integralisti, ottusi detentori del proprio nulla. Lo scontro riguarda, nello specifico, gruppi che si dicono cristiani.
Ora l’appello all’unità di S. Paolo appare esortazione ineguagliabile che nella lettera agli Efesini insegna: “vi esorto dunque io, il prigioniero nel Signore, a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti” (Ef. 4,1-6).

Ognuno invece annoda differenti tradizioni e cumula diversificati modi per giungere all’Uno ritenendo la divisione un male minore mentre la pedagogia e la scuola dell’”Ut unum sint” rimangono disattese e taciute.
Ovunque e da tempo l’apertura ecumenica si avverte come presente e necessaria. Era l’11 settembre(!) 1987 quando l’incontro ecumenico a Columbia, nel South Carolina, rendeva tangibile “la celebrazione ecumenica della parola”, allora si è trattato di un incontro particolarmente significativo per chi vi ha partecipato e ne ha potuto rendere una storica testimonianza. La tanto sofferta unità dei fedeli procede, però, per gradi, poiché non siamo capaci di un amore pieno ed incondizionato. Ci soffermiamo sulle differenze perché, semplicemente, ci piacciono, ritenendo, erroneamente, più visibile, così, la nostra identità rispetto ad una insufficiente identità e verità rappresentate e proclamate dagli altri. Il punto sta nell’appartenere, invece, alla verità ed alla sua magnifica liturgia. Una storia antica e frastagliata da ambizioni e mistificazioni ci rivela ancora, con la triste scazzottata gerosolimitana, una diabolica ed umana debolezza che i fumi d’incenso hanno potuto piamente nascondere, alla vista, solo in parte…


Patrizia Quattrocchi

La sfida di una evoluzione collettiva di Ervin Laszlo



Abbiamo raggiunto un punto di cruciale importanza nella nostra storia. Siamo all'inizio di un nuovo periodo di evoluzione sociale, spirituale e culturale. Stiamo evolvendo verso un sistema interconnesso, basato sull'informazione, che abbraccia l'intero pianeta. La sfida che ora dobbiamo affrontare è quella di scegliere il nostro futuro. La nostra generazione è chiamata a decidere il destino della vita su questo pianeta, a creare una società globale pacifica e cooperante, continuando così la grande avventura dello spirito e della consapevolezza sulla Terra.


Oggi viviamo nel mezzo di una delle più profonde, e certamente più veloci, trasformazioni della storia dell'umanità.
All'alba del prossimo secolo quasi tutti gli aspetti e le attività della vita umana saranno esercitati all'interno di interazioni globali, di mercati globali, di tecnologie globalmente efficienti e informazioni circolanti in un sistema globale. Vivere e agire nelle nuove condizioni comporterà pertanto un diverso modo di agire e di pensare. Anche a causa della velocità con la quale l'era prossima sta irrompendo su noi, nella nostra generazione e nella generazione dei nostri figli non si sono ancora evoluti la logica, i valori e le pratiche necessari. Nella maggior parte dei casi stiamo per ora cercando di fronteggiare le condizioni della emergente società del XXI secolo con le forme di comportamento del sistema industriale del XX secolo. Questo, tuttavia, equivale al tentativo di vivere nelle città industriale degli anni 90 con la forma mentis dei villaggi feudali del Medioevo. È insufficiente e, a causa della vulnerabilità delle nostre temporanee strutture sociali ed ecologiche, perfino pericoloso. Il pericolo riguarda tutti noi. Ecco perché la maieutica strutturale oggi, come resa concreta dai gruppi attivi con Danilo Dolci, è essenziale. Non si può risolvere un problema fondamentale con il modo di pensare che ha originato il problema. Come ha detto Einstein. Non possiamo raggiungere la prossima tappa della nostra evoluzione collettiva senza dare origine a un nuovo modo di sentire e di agire. Far nascere è un processo difficile e spesso doloroso: è necessario aiutarlo con una pratica " maieutica ". Abbiamo bisogno di una percezione del mondo e di noi stessi integrata. Il compito epocale che ci aspetta e di fare evolvere modi di vivere e di agire che siano appropriati all'era delle informazioni diffuse globalmente, nella quale siamo tutti proiettati. Questi, a loro volta, dipendono da corrispondenti nuovi modi di pensare. E non solo modi di pensare, perché non siamo solamente creature razionali. Essi dipendono anche dai sentimenti e dalle intuizioni, dai modi di percepire noi e gli altri. Non possiamo ritornare a quelli del passato: un essere umano si definisce nelle relazioni con la natura e con la società contemporanea. La società, la natura stessa si evolvono, cambiano e si trasformano. Dobbiamo riscoprire la nostra umanità, la nostra identità e il nostro ruolo. Il metodo strutturale maieutico aiuta le persone, specialmente i giovani la cui generazione non può più evitare e ignorare il compito epocale di tener fede alle trasformazioni che sono in divenire, a identificare se stessi, a conquistare la giusta fiducia in sè e nel proprio ruolo. Ciò è vitale per tutti noi. Evolvere la conoscenza e l'intuito che può dare origine a modi di vivere e di agire efficienti e responsabili è l'immane compito dei nostri tempi: aiutare la nostra e la futura generazione a dare alla luce il nuovo pensare, sentire, percepire. Nella nostra epoca che si avvia alla comunicazione a livello mondiale, nuove idee e valori si diffondono rapidamente nei cinque continenti, malgrado le resistenze inerziali: essi corrispondono a un bisogno profondamente sentito nella società. I giovani insoddisfatti dei credi e delle forme tradizionali di esistenza, sono in cerca di modi di costruire la vita più significativi ed efficienti. Il mondo contemporaneo è maturo per un importante passo avanti nella sua coscienza collettiva. Il comunicare autentico, il processo strutturale maieutico, come la scienza e la cultura, sono fattori profondamente influenti nel raggiungere il prossimo stadio dell'evoluzione collettiva.

sabato 8 novembre 2008

Un professore universitario decise di sfidare gli alunni.

Esiste il male?
Un giorno, un professore universitario, decise di sfidare i suoi alunni.
Egli chiese: è vero che Dio cerò tutto ciò che esiste?
Uno studente rispose coraggiosamente: si è vero.
- Tutto? Chiese l’insegnante.
-Si, tutto. Fu la risposta dello studente.
In tal caso, Dio creò pure il male, non è
vero?
Poichè il male esiste. – disse l’insegnante…
A ciò, lo studente non seppe rispondere e rimase in silenzio.
L’insegnante, fu felice dell’opportunità di provare una volta di più, che la fede è solo un mito.
Improvvisamente, un altro studente alzò la mano e chiese:
“Posso fare una domanda, professore?”
“Naturalmente” , fu la risposta.
-Esiste il freddo?
-Naturalmente, rispose il professore.
Non hai mai sentito freddo?
“ Realmente, signore, il freddo non esiste. In base a studi di Fisica, il freddo è la totale e completa assenza di calore.
Un oggetto può venire studiato unicamente se
possiede e trasmette energia ed è il calore
dell’oggetto a trasmettere la sua energia .
“Senza energia, gli oggetti sono inerti, incapaci di reagire. Ma il freddo non esiste. Noi abbiamo creato il termine freddo per spiegare la mancanza di calore”
“E l’oscurità?” , continuò lo studente.
-”Esiste”, rispose il professore.
“Nuovamente, lei ha torto signore, l’oscurità è la totale assenza di luce.
Si può studiare la luce e la luminosità, ma non l’oscurità.
Il prisma di Nichols mostra la varietà di colori diversi nei quali la luce può essere scomposta, a seconda della lunghezza delle onde.
L’oscurità è il termine che abbiamo creato, per
spiegare la totale assenza di luce.
E infine, lo studente chiese:
“E il male, signore, il male esiste?”
“Dio non ha creato il male. Il male è l’assenza di Dio nel cuore degli esseri umani, è l’assenza di amore, umanità e fede.
Amore e fede sono come calore e luce. Essi esistono.
La lora assenza porta al male”
Ora era il turno del professore di rimanere in
silenzio.
Il nome dello studente era:
ALBERT EINSTEIN

sabato 1 novembre 2008

Perché i poveri.



La spesa militare mondiale è cresciuta per il sesto anno al 2005, crescendo del 5% a 1,04 trilioni di dollari, con gli Stati Uniti che da soli coprono $ 455 bilioni o quasi metà della spesa del mondo. Ci sono più alti livelli di frustrazione e scontento poiché ricchezza e potere diventano più concentrati,aumenta il divario tra i detentori di ricchezza e potere ed i poveri ed i segmenti emarginati della
popolazione (80% del prodotto nazionale del mondo appartiene a un miliardo di persone, ed il rimanente 20% è distribuito da cinque miliardi e mezzo, un disavanzo che si aggraverà soltanto, poiché i paesi poveri pagano 38 miliardi di dollari in più ogni anno di interessi (sui prestiti passati che ricevuti come aiuto per lo
sviluppo).



Se tali tendenze continuano ad acquistare forza, saremo lanciati su una strada di collasso non proprio nazionale, ma di collasso globale. Le tendenze non solo il destino: possono essere cambiate. Come possiamo cambiarle? Può essere utile
ricordare il famoso motto di Einstein: non si può risolvere un problema con lo stesso
modo di pensare che ha provocato il problema. Noi stiamo facendo proprio questo.
Stiamo combattendo il terrorismo, la povertà, la criminalità, il conflitto culturale,
la degradazione ambientale, la salute malata, anche l’obesità e altre “malattie della civiltà” con lo stesso modo di pensare gli stessi mezzi e metodi che hanno prodotto i problemi in primo luogo. Pensare in modo nuovo sarebbe concentrarsi sull’eliminazione delle condizioni che generano i criminali: bassifondi di città
grandi, disoccupazione, ed il senso di futilità e la disperazione che contagia la mente di molte persone, soprattutto giovani.

Il caso non è fondamentalmente diverso per ciò che riguarda la lotta alla degradazione ambientale: i problemi dell’ambiente sono prodotti dalla brama di profitto, pratiche ecologicamente irresponsabili, e sono combattute da pratiche di brama di profitto che pretende di essere ecologicamente responsabile
queste differiscono dalla prima soltanto nel fare profitto col pulire lo sporco piuttosto che col crearlo. Vincere questa particolare “lotta” richiederebbe riconoscere che fare crescere il profitto e sviluppare la crescita non è il solo
criterio di successo negli affari; la responsabilità sociale ed ambientale è proprio così importante ed è proprio molta parte dell’affare negli affari.

L’informazione ha un valore?


Certo che l’informazione ha un grande valore! Educativo e formativo.Ma può essere convertito in negativo: diseducativo e di disinformazione. Ai popoli conviene Il valore intrinseco dell’informazione. Al potere dei Governi del mondo la gestione del
valore .

I Giornali devono essere specchio del mondo e devono avere come fondamento la giustizia. Non devono essere al servizio di nessun potere economico, politico
o religioso ma al servizio dell'umanità, del suo benessere, educando alla partecipazione e non alla contrapposizione selvaggia.
L'uomo non può emulare il branco poichè la guerra, la contrapposizione tra le parti, il pregiudizio e la superstizione non giovano a nessuno e provocano sofferenza e miseria, distruzione e morte.